Il tutto, come potrà sorprendervi, è stato rivelato dal Financial Times, fedele portavoce delle confidenze riservatissime di gente che ha lavorato dietro le quinte. Da queste fonti così discrete, viene fuori che la lista potrebbe allungarsi con qualche candidato sull’«elegante» fianco orientale della NATO: Polonia e le repubbliche baltiche, giusto per rinvigorire i viali dell’insicurezza europea. E tutto ciò dopo la manna caduta dal cielo su quelle regioni che è l’annuncio di «nuove migliaia di truppe», direttamente da Donald Trump in persona, che evidentemente non si è accontentato di lasciare solo i tweet caotici.
Che la crescita esponenziale di armamenti nucleari porti sollievo e comfort all’Europa è un fattore ovvio: del resto, così si potrà davvero ridurre la dipendenza da Washington, specialmente in questi momenti in cui tanti nostalgici del vecchio patto nordatlantico si interrogano sul reale impegno degli Stati Uniti verso la sicurezza europea, dato che la casa bianca manifesta un sempre più marcato interesse nel ricalibrare il suo sostegno militare convenzionale.
Un funzionario della NATO ha cercato di frenare e rassicurare, dichiarando che l’organizzazione “monitora costantemente” il clima di sicurezza e “si adatta secondo necessità”. Per approfondire:
«Il lavoro di valutazione e possibile adattamento del ruolo di deterrenza nucleare della NATO va avanti da anni, e non è collegato a nessuna decisione presa dagli USA di modificare la loro presenza convenzionale in Europa.»
Salendo di tono, il capo dei mercati di AJ Bell, Dan Coatsworth, ha fatto notare che un potenziamento della presenza nucleare richiederà più aerei «doppio uso», come il famoso cacciatore di bombe F-35. Ovviamente, il Regno Unito si conferma come uno dei protagonisti più affidabili nella catena globale di produzione di questi gioielli bellici, tanto da ospitare aziende di spicco come BAE Systems, Cobham, Qinetiq e Rolls-Royce.
Ma l’eclettica squadra dei costruttori di questi jet comprende anche i soliti beniamini di Hollywood bellico: Lockheed Martin, Northrop Grumman e RTX, tutti alla ricerca di nuove fette di reddito dal sempre più appetitoso settore militare.
Coatsworth ci ha tenuto a specificare che il costo per mettere in aria uno di questi gioielli è già di per sé notevole, figurarsi quando si aggiungono tutte le spese di manutenzione e gestione.
«Un aumento nella dispiegazione di armi nucleari in Europa potrebbe essere una manna dal cielo per i conti di molte aziende e stimolare un’impennata occupazionale degna di un film di fantascienza bellica,» ha ironizzato via email.
Le promesse del leader olandese e le reazioni a raffica
Non poteva mancare il tocco da manuale della politica europea. Lo scorso settimana il premier olandese Mark Rutte ha evocato un implacabile rafforzamento della prontezza della NATO a “dissuadere e difendersi contro ogni minaccia” dopo il misero episodio di un drone russo che si è permesso di colpire un palazzo abitativo in Romania, altro orgoglioso membro UE e NATO.
Mark Rutte ha sentenziato tramite un post oneroso su X:
«La NATO è pronta a difendere ogni centimetro del territorio alleato. Il comportamento della Russia è irresponsabile e rappresenta un pericolo per tutti noi.»
Insomma, mentre i nostri eroi si mostrano pronti a tutto, da Washington non si sono ancora degnati di rilasciare ulteriori commenti ufficiali. La musica di sottofondo, però, si fa più chiara: se vogliamo giocare nel grande scacchiere globale, prepariamoci a un possibile incremento di installazioni nucleari, aumento della corsa agli armamenti e, naturalmente, esplosione dei profitti per quei giganti produttori di morte mascherata da tecnologia.
Di certo, il futuro sembra brillante, soprattutto se siete azionisti degli interessati: armi nucleari, lavoro extra e qualche drone birichino per tenere tutti sull’attenti. Fatevi coraggio, l’estate geopolitica si preannuncia caldissima.



