Jay Powell lancia l’allarme: il teatrino politico oscura la credibilità della Fed

Jay Powell lancia l’allarme: il teatrino politico oscura la credibilità della Fed

Jerome Powell, ex presidente della Federal Reserve, ha voluto regalarci un promemoria sull’importanza dell’indipendenza della banca centrale. Dimenticate l’idea di un’istituzione immune alla politica: secondo Powell, le pressioni politiche da parte dell’amministrazione Donald Trump stanno mettendo in seria crisi la credibilità della Fed. Un vero “stress test” politico, mica cosa da poco.

Eh sì, proprio mentre Powell lasciava la sua poltrona il 15 maggio, ha spiegato con disincanto che l’amministrazione Trump non si è limitata a rimbrottare dietro le quinte, ma ha provato apertamente a farlo dimettere. Come se bastasse una telefonata dalla Casa Bianca per decidere chi comanda la politica monetaria americana. Facile immaginare l’incanto che la cosa procurerebbe se diventasse normale.

Oltre alla campagna di discredito, c’è stato persino un’indagine penale del Dipartimento di Giustizia riguardo ai lavori di ristrutturazione da ben 2,5 miliardi di dollari della sede Fed a Washington. Ironia della sorte, l’inchiesta è stata archiviata, probabilmente perché l’idea di trovare reati in un’opera così colossale poteva creare più problemi che soluzioni…

Powell ha sottolineato tutta la pericolosità del precedente lanciato dal tentativo di rimuovere funzionari Fed per ragioni politiche – come nel caso di Lisa Cook, governatrice Fed quasi “licenziata”, sempre per disaccordi sulle politiche economiche. E qui, cari lettori, scatta l’ammonizione: se oggi è Trump a provarci, domani sarà un altro amministratore meno “cordiale”. Il risultato? Una perdita secca di fiducia dell’opinione pubblica, che comincerà a vedere la banca centrale come un semplice burattino del governo.

Jerome Powell ha ribadito con un sorriso amaro:

“Se un’amministrazione trova il modo di mandare a casa funzionari Fed per divergenze politiche, le future amministrazioni faranno altrettanto. Il pubblico perderebbe la convinzione che la banca centrale decida solo basandosi sul bene di tutti gli americani.”

Il valore delle istituzioni democratiche… e la loro sorprendente fragilità

Non lasciamoci ingannare dal facciata di stabilità: le istituzioni democratiche, tanto celebrate nelle conferenze e nei salotti, sono fragili e richiedono una cura continua. Secondo Powell, costruire e mantenere questi pilastri istituzionali richiede tempo, pazienza e sforzi immensi. Tuttavia, basta una singola amministrazione ambiziosa e poco rispettosa per rischiare di buttare giù tutto in un lampo. La morale? Diffidare chi tratta la democrazia come se fosse un optional o un gioco di potere personale.

In una dichiarazione drammaticamente lucida dopo aver lasciato la guida della Fed, Powell ha ammonito:

“Le istituzioni democratiche richiedono molto tempo, fatica e pazienza per costruirle, ma possono essere distrutte troppo rapidamente. È essenziale preservare ciò che di buono esiste in queste istituzioni, anche mentre cerchiamo di migliorarle.”

Un cambiamento di guardia e la surreale continuità

Nonostante il passaggio di consegne con Kevin Warsh, entrato ufficialmente in carica il 22 maggio, Powell non ha abbandonato del tutto la scena e continuerà a sedere come governatore della Fed. Evidentemente, non è stato ancora detto l’ultimo capitolo di questa tragicomica saga di pressioni politiche e tensioni istituzionali.

Insomma, una commedia dell’assurdo che ci ricorda quanto sia delicata la danza tra politica e banche centrali, con una morale molto amara: chi pensa di imporre ordini al cuore della politica economica si ritrova a giocare con il fuoco nel teatro infuocato della democrazia americana.

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