Manager fermato all’aeroporto perché volava in Turchia: crisi internazionale o paranoia da security?

Manager fermato all’aeroporto perché volava in Turchia: crisi internazionale o paranoia da security?
Caddel Construction coinvolto nell’inchiesta sul famigerato caporalato legato al restauro e alla costruzione del nuovo consolato americano di Milano. Un tempismo che fa pensare: forse il nostro manager voleva fuggire prima che la giustizia lo raggiungesse sul serio.

La splendida decisione è stata presa dai magistrati di Milano, Paolo Storari e Mauro Clerici, i quali hanno motivato l’arresto con un “presunto pericolo di fuga”. Da anni il sospettato lavora per Caddel, ma evidentemente la sua fedeltà aveva un limite.

Il dramma si è consumato all’aeroporto di Orio al Serio, dove il manager, chiamato per una telefonata misteriosa da un interlocutore ignoto, avrebbe manifestato senza mezzi termini la sua voglia di scappare. I pm non hanno dubbi: quella telefonata è la prova regina della sua intenzione di sottrarsi alla giustizia.

Per rafforzare il tutto, sembra che i biglietti aerei fossero già stati acquistati da ore, ma l’eroica polizia aeroportuale, armata di pazienza e sospetto, è riuscita a fermare il volo prima del decollo. Insomma, il manager è stato beccato con le mani… sull’aereo.

Le accuse a suo carico? Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Gli inquirenti milanesi sostengono che la tanto americana società avrebbe sfruttato manodopera indiana arruolata per il lavoro sporco nella costruzione del nuovo edificio in piazzale Accursio, regalando contratti da incubo e paghe da fame.

L’inchiesta prende vita

Il controllo giudiziario d’urgenza sull’impresa è scattato come un fulmine a ciel sereno da parte della procura di Milano. Secondo le accuse, Caddel non si è limitata a costruire un palazzo, ma anche un vero e proprio sistema di sfruttamento, importando dall’estero lavoratori indiani da far lavorare in condizioni peggiori di quelle di un autodromo sgangherato.

La ciliegina sulla torta? Questi poveretti venivano pagati con salari fino al 50% al di sotto della soglia di povertà, come se fosse un favore e non uno schiaffo alla dignità umana. Una politica aziendale degna di nota, tutta made in sfruttamento e spreco di umanità.