Una giornata che avrebbe dovuto essere solo una festa dello sport si è trasformata in un dramma con un tempismo perfetto per spegnere ogni sorriso. La squadra Under 15 della Olimpic Saluzzo era in Liguria, precisamente a Finale Ligure, per un torneo. Dopo il pranzo, complice il caldo torrido, i nostri giovani atleti hanno pensato bene di rinfrescarsi nella piscina dell’Eurocamping-Villaggio di Giuele a Calvisio, dove alloggiavano. E qui la tragedia: uno di loro, il quindicenne R.O. di Verzuolo, ha accusato un malore.
La dinamica è, ovviamente, tutta da verificare, ma i primi riscontri raccontano di un’improvvisa emergenza che ha fatto precipitare la situazione. Gli altri ragazzi, a quanto pare, si sono accorti in tempo di quanto stava accadendo e hanno subito allertato i soccorsi. Non bastano però i ripetuti tentativi di rianimazione della Croce Bianca di Finale Ligure: il destino aveva già deciso. Inevitabilmente, le forze dell’ordine si sono messe a raccogliere testimonianze e dettagli per tentare di ricostruire quanto accaduto e, soprattutto, cercare una causa plausibile al malore.
Nel frattempo, il pubblico ministero Massimiliano Bolla ha aperto un fascicolo di indagine e disposto l’autopsia, programmata per lunedì, perché nessuno si accontenta di semplici supposizioni quando può trascinare una burocrazia in più verso una soluzione ancora lontana. Nel frattempo, la società e tutto lo staff tecnico si sono affrettati a circondare i ragazzi colpiti dallo shock con assistenza e parole di conforto. Un gesto di ‘solidarietà’ che si rispetti: un pullman accompagnerà i ragazzi e i loro genitori a casa, ma, non contenti, una famiglia ha pure gentilmente messo a disposizione un alloggio per i genitori più direttamente coinvolti, così potranno rimanere nei paraggi il tempo necessario a piangere l’accaduto.
Quando il gioco non è più divertimento
Non è certo la prima volta che un momento di svago e sport si trasforma in una tragedia, ma il modo in cui queste vicende si ripetono rivela sempre più la fragilità di tutto quello che circonda il mondo giovanile: organizzazioni improvvisate, controlli insufficienti e una serie di “ma” che non riescono mai a impedire il peggio.
La cronaca ci racconta spesso di queste tragedie che, inevitabilmente, suscitano onde di pietismo a intermittenza, donate e riprese da chi ha interesse a sfruttare qualsiasi evento per apparire compassionevole. Poi, però, si torna alla normalità, con le stesse dinamiche che, di fatto, rimangono inalterate. E intanto le famiglie piangono, i ragazzini restano senza risposte, e la società si ricompatta soltanto per l’occasione, per poi dimenticare, di nuovo.
L’eterna autopsia del sistema sportivo giovanile
Se la pronta apertura di un fascicolo e la decisione di un’autopsia fossero davvero la soluzione più efficace per risolvere queste tragedie, forse vivremmo in una società basata sui miracoli. Invece restiamo all’eterna autopsia di un sistema sportivo giovanile che continua a mostrare crepe evidenti, a partire dalla gestione degli spazi, dalle condizioni di sicurezza, fino al controllo sanitario e alla preparazione del personale addetto. Ma di questo nessuno sembra volerne parlare davvero. Più comodo concentrarsi su un’analisi postuma che nessuno potrà mai rendere pienamente giustizia.
L’unica certezza? Le scuse di rito, l’assistenza emotiva (per carità, giusta) e quel pullman di ritorno che sembra l’unico gesto concreto in tutto questo teatrino. Un piccolo, malinconico circo che avrebbe dovuto essere soltanto una festa di sport, e invece diventa un altro capitolo di dolore prevedibile e già scritto.



