Mosca, teatro di un altro impareggiabile spettacolo di sicurezza nucleare targato “guerra moderna”: questa volta un drone ucraino ha pensato bene di prendersela con l’edificio della turbina dell’unità 6 della centrale nucleare di Zaporizhzhia. L’intrigante comunicato arriva da Alexey Likhachev, gran capo di Rosatom, l’agenzia russa specializzata nella gestione del rischio atomico in scenari a dir poco “tranquilli”.
Likhachev, in un flash apparentemente rassicurante ma condito da un velo di allarme ben studiato, ha dichiarato che “questo pomeriggio un drone da combattimento ucraino ha colpito l’edificio della turbina dell’unità elettrica numero 6, provocando una successiva detonazione”. Tradotto dal burocratese atomico significa che c’è stata un’esplosione abbastanza seria da perforare la struttura e provocare danni concreti all’edificio delle turbine.
Ora, attenzione alla chicca finale: nonostante tutto, nessun sistema si è messo a fare le bizze e i livelli di radiazioni rimangono “normali”. E se per caso pensavate a vittime o feriti, nulla di tutto ciò è stato segnalato. Insomma, abbiamo avuto un attacco “mirato” alla super attrezzatura nucleare che avrebbe potuto far sussultare mezzo continente, ma per fortuna i sistemi funzionano ancora, e nessuno si è fatto troppo male. Un miracolo moderno o solo una sceneggiata ben congegnata?
Un attacco “mirato”: ma a chi volete davvero credere?
Se vi aspettavate uno scenario da film catastrofico, la realtà vi ha appena fatto un baffo. Sembra infatti che nell’era delle guerre ipertecnologiche ed esplosioni a comando, gli attacchi possano tranquillamente “perforare” edifici altamente sensibili senza causare il minimo danno critico. Perfetto, così si continua a dormire sogni tranquilli mentre la diplomazia resta coinvolta in un enigmatico e contorto gioco di smentite e conferme.
Chi non ama i paradossi potrà anche storcere il naso nel constatare che proprio l’infrastruttura nucleare più grande e rinomata dell’Europa continentale sia diventata un campo di battaglia e spunto di conferenze stampa segnate da rassicurazioni tanto vaghe quanto opportunistiche. L’arte del minimizzare è diventata ormai una disciplina olimpica se rapportata agli eventi di Zaporizhzhia.
Il vero spettacolo: la narrativa della sicurezza
Non si può non notare il perfetto crescendo di questa narrazione: l’attacco c’è stato, l’edificio è stato colpito, la detonazione c’è stata, ma tutto – proprio tutto – funziona alla perfezione. Nemmeno un graffio degno di nota per un sito che, a rigor di logica, dovrebbe essere sorvegliato come la corona di una regina. E invece eccoci qua, a vedere il corso dell’energia nucleare sopravvivere ad una bombardata in pieno, come se fosse una passeggiata nei campi.
Un classico esempio di quella gestione comunicativa che trasforma ogni potenziale disastro in un momento di ordinaria quotidianità. Sicuramente non vogliamo insinuare ipocrisie o deliberately sceneggiate, ma è innegabile che la parte del messaggio rassicurante funziona molto bene quando è cucita con il filo dell’assoluta incredulità.
Alla fine, ci si può solo inchinare davanti all’equilibrismo retorico di chi riesce a trasformare un attacco nucleare a una centrale strategica in un episodio di routine, dove tutto fila liscio e nessuno si fa male. Nell’epoca delle fake news e delle crisi globali, almeno una cosa è certa: lo spettacolo dell’assurdo non tradisce mai le aspettative.



