Non contento, Dan ha subito convocato il consiglio nazionale di difesa, perché, si sa, niente dice “rischio nazionale” come un drone che dà buca alle regole del traffico aereo. Ha promesso “misure proporzionate” contro la Russia, praticamente il minimo sindacale in queste storie di confini e missili volanti. E non è da meno nel ricordarci della “irresponsabilità e indiscriminazione con cui Mosca maneggia questi giocattoli dall’aria minacciosa” proprio sotto il naso della NATO, senza alcun rispetto per la legge internazionale, quella roba un po’ noiosa che invece gli altri dovrebbero seguire.
Come colpo di scena, però, le forze armate rumene, pur avendo l’ordine di abbattere la minaccia volante, hanno deciso di essere magnanime e non sparare al drone, temendo di fare più danni ai civili. Qui si apre un interessante dibattito sull’efficienza militare e la gestione del rischio: il missile degli altri è pericoloso, però distruggerlo può essere peggio. Misteri dell’arte della guerra moderna.
Non dimentichiamoci che tutti gli alleati della NATO e i partner dell’UE sono stati gentilmente informati dell’incidente: la diplomazia del panico diplomatico è servita. Nel frattempo, la Romania ha chiesto un rinforzo contro i droni – perché non si sa mai, magari ne arriva un altro a chiacchierare nel quartiere – e ha promesso di allertare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU per denunciare le “continue violazioni del diritto internazionale” da parte di Moscovia, ovviamente scusandosi per il fastidio.
Ah, e naturalmente tutto questo caos arriva simultaneamente con un attacco russo alle infrastrutture ucraine proprio al confine rumeno, portando così la “bravata” a un livello internazionale. Secondo un portavoce della NATO, “condanniamo la temerarietà russa”, che suona quasi come un invito a fare attenzione lì fuori. Nel frattempo, Mark Rutte, segretario generale della NATO, si è premurato di mantenere un filo diretto con le autorità rumene, perché niente aiuta più a sentirsi sicuri di una telefonata dal vertice dell’alleanza.
La risposta dell’Unione Europea e il festival delle sanzioni
Ursula von der Leyen, sempre prodiga di annunci drammatici, ha subito twittato che la guerra-russa ha superato una nuova linea rossa, come se prima fossero stati tutti in vacanza. Un drone russo che colpisce direttamente un’area densamente popolata rumena è una novità clamorosa, e ovviamente “contraddice ogni norma di buon senso”, almeno secondo la presidente della Commissione Europea.
Von der Leyen ha garantito piena solidarietà a Romania e cittadini, promettendo di rafforzare sicurezza e deterrenza, soprattutto lungo il confine orientale, che ormai è diventato il parco giochi preferito delle aviolancia. Non contenta, ha annunciato anche la preparazione di un ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Russia, perché evidentemente diciannove e venti pacchetti non bastano a dissuadere il gigante del Cremlino dall’inviare i suoi giocattoli militari oltre confine.
Come ciliegina sulla torta, nel frattempo, il parlamento ucraino ha rubato la scena approvando un prestito da 90 miliardi di euro dall’UE, con la faccia tosta di chi sa che la guerra durerà ancora un po’. Nel frattempo, la stessa Russia che tante attenzioni internazionali guadagna con queste incursioni vive la sua personale saga di aggressioni che va avanti dal 2014, con Crimea e Donbass che fanno da antipasto a questo gigantesco pasticcio.
Insomma, basta un drone in palla a far sobbalzare le democrazie euro-atlantiche, che si affrettano a inveire e a promettere sanzioni sperando che il prossimo siparietto rimanga almeno fuori dai confini della NATO. Nel frattempo, il mondo guarda e si chiede se basti una telefonata e qualche tweet a fermare l’incoscienza degli armamenti moderni o se tutto questo non sia solo un gigantesco gioco di strategia e propaganda. Stay tuned.



