Se siete convinti che la Lombardia del futuro poggi sulle solide spalle dei suoi infermieri, preparatevi a un amaro risveglio: senza i preziosi rinforzi stranieri, questa regione potrebbe facilmente crollare come un castello di carte. L’Italia, infatti, soffre di una carenza di ben 60mila infermieri — peccato che ben 15mila di loro manchino proprio in Lombardia, e una buona fetta, 10mila, spariscano a Milano. Soluzione geniale a questa crisi: il governo stringe alleanze con l’India per accogliere nuovi professionisti, mentre la Lombardia investe un milione di euro fra il 2026 e il 2028 per importare 200 infermieri… dall’Uzbekistan. Perché affidarsi a casa nostra quando si può attraversare il mondo?
Naturalmente, i sindacati non sono troppo entusiasti: ogni anno circa 7mila infermieri italiani scappano verso il Nord Europa, esasperati da condizioni di lavoro che ormai rasentano il grottesco. Questo esodo non è solo un dramma umano, ma anche un delitto economico, con una perdita stimata di 210 milioni di euro in formazione andata a vuoto. Nel frattempo, la sicurezza non è da meno: la proroga fino al 2029 del lavoro in deroga fa sì che personale straniero possa operare senza un riconoscimento formale del titolo. Insomma, la salute dei lombardi nelle mani di… chiunque abbia un camice pulito.
San Raffaele: dimissioni e disservizi
Al San Raffaele, la crisi è tangibile come un elefante nella stanza: mancano 80 infermieri nonostante il cambio di amministratore delegato a dicembre, quando è arrivato Marco Centenari per risolvere i disservizi nel padiglione Iceberg. Nell’Italia dei sogni (anzi, degli incubi), la scarsità di infermieri totale arriva a 60mila, di cui 10mila solo a Milano. E per non farsi mancare nulla, gli infermieri del gruppo San Donato, passati nel 2020 al contratto Aiop, ricevono circa 3mila euro lordi all’anno in meno rispetto alla sanità pubblica, impegnati in turni massacranti che possono raggiungere fino a otto notti da dodici ore ciascuna. L’organico è crollato da 1.263 unità nel 2023 a 1.234 nel 2024 — una tragedia greca che si risolve con l’uso di cooperative esterne per tappare i buchi. E le dimissioni continuano come l’acqua di una fontana guasta.
Mind: la città utopica a Expo
Arriva la “città nella città” progettata su un milione di metri quadrati occupati da Expo 2015 fra Milano e Rho, con un budget da capogiro di 4,5 miliardi di euro spalmato fino al 2032. Il distretto dell’innovazione Mind, frutto della partnership tra Lendlease e Arexpo, ospita già 60 aziende per 3mila dipendenti e punta decisamente verso il futuro con strutture come l’ospedale Galeazzi e l’Human Technopole.
Per gli amanti dello studio, il campus scientifico dell’Università Statale – una spesa monstre da 458 milioni di euro – aprirà le sue porte tra il 2027 e il 2028 per accogliere 19mila studenti. E come ciliegina sulla torta, nel 2027 una nuova fermata del passante ferroviario dovrebbe allietare il pellegrinaggio degli studenti. Tutto molto futuristico, se non fosse che resta da capire come questa “utopia” si realizzerà davvero fuori dagli annunci platitudinari.
Il mistero della maglietta e l’omicidio
Il 29 ottobre 2022, Vittorio Boiocchi, storico capo della Curva Nord, è stato ucciso in modo abbastanza teatrale da cinque colpi di pistola. A scatenare questa tragedia, secondo la testimonianza dello stesso ultrà Marco Ferdico in aula presso la Corte d’Assise di Milano, sarebbe stata una semplice maglietta dell’Inter consegnata nel maggio 2022 dal calciatore Alessandro Bastoni proprio a Ferdico.
Boiocchi, protagonista di una faida interna alla curva, aveva bandito Ferdico per quella maglietta, minacciandolo di ritorsioni. Da qui la decisione di un altro leader, Andrea Beretta, di mettere una taglia di 50mila euro per eliminarlo, tra affari di potere e lotte da cortile calcistico trasformate in dramma criminale.
Marco Ferdico said:
“Tutto è partito dalla maglietta di Bastoni. Boiocchi ce l’aveva con me.”
Locale in crisi: terza generazione costretta a chiudere
Immaginate una famiglia al timone di un locale da tre generazioni, con ben nove dipendenti, che si arrende alla realtà e decide di chiudere il sabato sera per una ragione splendida quanto inquietante: sicurezza inesistente. Dopo una serie di risse, rapine e persino l’aggressione di una baby gang a un dipendente, il titolare anticipa la consueta chiusura estiva. La piazza dove si trova il locale, con i suoi 280 whisky in bottiglia, vede un’età media sabato sera al di sotto dei 18 anni, trasformandosi in un’arena dantesca di caos giovanile fuori controllo.
Nonostante le ispezioni pomeridiane delle forze dell’ordine, i gestori chiedono un presidio notturno mirato, un semplice dettaglio che finora pare sfuggire a chi dovrebbe occuparsene. Perché mantenere l’ordine quando si può chiudere e lasciare spazio al disastro? Facile, pratica e affidabile.
Al Welfare lombardo, Bertolaso ha lanciato frecciate velenose contro Aria, la società interamente controllata dalla Regione Lombardia, colpevole di far impazzire i medici di base con il loro software Siss. Il nostro eroe ha vagheggiato modelli gestionali alternativi, peccato che si scontri contro il muro invalicabile dei giochi politici: Aria, nata dalla fusione di tre aziende, è diventata la roccaforte di Fratelli d’Italia, gelosamente custodita dall’assessore La Russa. Una bella squadra di 500 dipendenti, con turnover sbloccato a tempo di record (100%). E, ciliegina sulla torta, una relazione del Politecnico che celebra gare fatte in tempi “in linea con la media” e un magico aumento del valore della produzione da 324 milioni nel 2022 a ben 447 milioni nel 2024. Nel frattempo, il presidente Ambrosini, fresco di nomina 2024, arena in vista di un rinvio a giudizio per la bancarotta del casinò di Campione. Un vero e proprio teatro degli orrori dietro le quinte, raccontato da Nicolò Rubeis.
Mala salute del vino liquido e digitale
La brillante stella del commercio digitale di bevande alcoliche, Winelivery, sembra aver imboccato la strada del tramonto. Dieci anni di gloriosa carriera senza mai azzeccare un utile, pronti a passare la patata bollente alla neonata holding Compagnia del gusto (Cdgh). Una vera delusione per gli ignari piccoli investitori del crowdfunding, che avevano scommesso ben 1,75 milioni di euro su questa causa persa. I ricavi sono precipitati da 7,7 milioni nel 2022 a un misero 4,5 milioni previsti per il 2025, chiuso con una perdita di 1,8 milioni. E pensare che hanno continuato ad aumentare il capitale per tappare i buchi… ma niente, il salvagente ora sembra bucato. Un’analisi niente affatto consolante firmata Alfredo Faieta.
Il museo delle macchine da scrivere: il gioiello nascosto di Milano
Per finire in bellezza, con Elisa Cornegliani scopriamo una gemma nascosta Milano: un museo dedicato alle macchine da scrivere. Fondato nel 2006 dal quasi novantunenne ex bancario Umberto Di Donato, questo angolo di paradiso analogico vive in un edificio di via Menabrea comprato grazie alla liquidazione del fondatore stesso. La collezione, che ha fatto passi da gigante da 1.800 a oltre 2.500 modelli tra il 2016 e oggi, ospita autentiche star del cilindro meccanico, incluse quelle appartenute a Montanelli, Hemingway e all’ex presidente Cossiga. Da non perdere rarità come una Caligraph del lontano 1882 o un modello cinese con più di 5.000 ideogrammi. Insomma, un tempio per nostalgici e curiosi, da scoprire a offerta libera.



