Ah, la dolce epopea del signor Albert Manifold, l’ormai ex presidente di BP, che tra una minaccia di poltrona e l’altra ci regala uno spettacolo degno dei migliori drammi aziendali. Rimosso dall’incarico in pompa magna per “gravi preoccupazioni” su governance, supervisione e condotta, Manifold ha prontamente rispedito al mittente ogni accusa, bollandole come semplici “bugie”.
Il suo peccato? Aver “sfidato” apertamente i colleghi durante i suoi otto mesi da amministratore delegato del colosso petrolifero britannico. Una condotta che alcune fonti anonime – sempre le migliori, čhè – definivano “aggressiva”, ma che lui invece giustifica come un “poussée urgente” per raddrizzare la barca.
Manifold ha detto:
“Accetto la decisione del consiglio di rimuovermi, ma non tollero che si diffondano falsità su di me né che qualcuno si nasconda dietro l’anonimato per discutere del mio operato in BP.”
Benché le sue priorità fossero di rendere il business più semplice, tagliare i costi e rafforzare il bilancio – obiettivi sicuramente condivisi dagli azionisti, ma evidentemente non da tutti i dipendenti – Manifold si dice sorpreso dalla distanza che separa la sua “urgenza organizzativa” dalla rappresentazione di un manager tiranno, come ora si vocifera.
Come ciliegina sulla torta, ci informa che nessuno in BP si era mai permesso di lamentarsi direttamente con lui riguardo al suo comportamento. Evidentemente il silenzio è il massimo rispetto in alcune stanze o, più probabilmente, una sublimazione diplomatica dei conflitti di potere.
Conclude la sua lettera con un passaggio da manuale di sopravvivenza aziendale, descrivendo BP come un’impresa “con un grande futuro” e vantando i meriti del CEO Meg O’Neill, della CFO Kate Thomson e di altri esecutivi, definiti “tra le persone migliori con cui abbia mai lavorato”.
Un colpo di teatro perfetto per chi sa che l’addio non è mai una resa, ma solo uno spartiacque tra chi getta la croce addosso e chi afferma la propria versione dei fatti con un sorriso sardonico.
Nel frattempo, BP rimane impassibile, rimandando a una dichiarazione già fatta martedì, un capolavoro di diplomazia in cui nessuno osa dire nulla di nuovo o pungente. La saga di Manifold ci ricorda che nel mondo degli affari, tra poltrone che scottano e silenzi eloquenti, la verità è il premio più prezioso e la bugia il gioco più antico della giornata.



