I viaggi nel calcio sono come un infinito gioco di porte scorrevoli: rapide, imprevedibili e quasi sempre spietate. Nel frattempo, il pallone continua a sfilare con frenesia, e quindi, caro il mio aspirante campione, è meglio partire in anticipo, senza far perdere tempo a nessuno. Federico Brusa lo ha capito subito, lanciandosi con una prontezza da manuale e lasciando gli avversari a mangiarsi le mani. L’Italia del calcio, per una volta, ha notato qualcuno prima che sparisse nel dimenticatoio.
Il ragazzo, fresco di 16 anni appena compiuti (e non molti giorni più di questo), è un difensore centrale che il Chisola ha deciso di mandare in campo in serie D già a febbraio. Come se non bastasse, in soli tre mesi ha bruciato le tappe come se il tempo corresse per lui in modalità turbo, riuscendo oggi a ritirare a Roma il premio della Lega Nazionale Dilettanti come miglior “under” tra le 162 squadre della serie D. Fatto niente male, considerando che ogni squadra ospita almeno dieci giovani nati fra il 2005 e il 2007. Ecco spiegato perché il successo di questo classe 2009 sembra una vera e propria impresa epica.
La forza dei giovani calciatori del Chisola: piovono premi e Sanseverino vola ad Olbia
Come se non bastasse la sorpresa che si chiama Federico Brusa, nato calcisticamente nella mitica Juve e ora seguito dalla società Circum gestita da quel simpaticone di Claudio Marchisio, il ragazzo ha avuto anche il privilegio di essere convocato più volte nella Rappresentativa Nazionale Under 17 dilettanti. Sì, proprio quella che dovrebbe rappresentare la «meglio gioventù» del calcio italiano in un periodo storico che sembra essersi dimenticato cos’è un talento nostrano di qualità.
Federico racconta con una modestia da premio Nobel: «Essere stato scelto tra tanti ragazzi è una emozione forte che mi rende fiero. Non è da tutti che una società si fidi di un ragazzo due anni più giovane, soprattutto in un ruolo così delicato come quello del centrale difensivo. Per questo devo ringraziare il Chisola, patron Atzori e mister Ascoli: quando mi hanno detto che sarei sceso in campo a marcar giocatori anche vent’anni più grandi di me, ho cercato semplicemente di liberare la mente e affidarmi ai miei compagni, in particolare al capitano Benedetto».
Come non mancano i paragoni con i talenti più celebri (o presunti tali): qualcuno lo accomuna a Bastoni per il senso dell’anticipo, altri ammirano quella sua visione di gioco che ricorda Calafiori, senza dimenticare la forza mentale. Ma il modello più vicino sembra proprio Buongiorno, per quella leadership da veterano, la concentrazione ferrea e l’affidabilità scultorea. Un centrale difensivo che sbaglia poco, praticamente già un adulto in campo mentre gli altri rincorrono i sogni infranti dei loro sedici anni.
Naturalmente, tutto questo non è passato inosservato e più di qualche club professionistico ha cominciato a bussare alla porta del ragazzo. E in mezzo a questo turbine di riconoscimenti e curiosità, Federico sta anche per concludere il terzo anno di liceo scientifico. Lui, con quella saggezza che di solito sfugge ai giovanissimi, ammette: «L’ambizione è arrivare in alto, ma facciamo un passo alla volta. Questo premio non è un punto d’arrivo, ma piuttosto il certificato del buon percorso fatto finora. La strada è lunga e tortuosa».



