Concetto chiaro: non vogliamo banalizzare il gesto di un giovane vittima di violenza, ma esaltarlo al punto da trasformarlo in una bandiera sociale. E ovviamente tutto deve procedere con la massima delicatezza, perché con i sentimenti non si scherza (anche se poi tutto diventa una vetrina, eh).
Un Nobel per la pace, un monumento in piazza, o magari il titolo di ‘ambasciatore straordinario di civiltà e valori’ direttamente consegnato da Giuseppe Sala. Questo, o qualcosa di vagamente simile, sembra essere il pensiero illuminato del sindaco di Milano in merito a Davide Cavallo. Scordate il silenzio, la discrezione o la sobrià; qui si parla di gloria cittadina per un giovane che ha deciso di dare l’abbraccio del perdono a chi lo ha quasi mandato all’altro mondo. Un gesto degno di pellicola hollywoodiana, non trovate?
Per chi si fosse perso il colpo di scena, il 22enne milanese è quel ragazzo che, durante un processo fragile come una casa di carta, ha chiesto il permesso al giudice per avvicinare e abbracciare i due imputati accusati di averlo ridotto in fin di vita. E non stiamo parlando di una recita scolastica, ma di un episodio realmente accaduto.
Il “tentato omicidio” in Corso Como: la trama di una banalissima rapina
Tutto parte lo scorso 12 ottobre in Corso Como, un angolo di Milano dove un branco di cinque giovani decide che rapinare 50 euro da un coetaneo è un’idea brillante. Sì, proprio 50 euro, come se quel modico bottino giustificasse una colluttazione finita con una coltellata. E non una sgualcitura da cartone animato, ma una ferita permanente, tanto per rendere la scena un po’ più drammatica.
E invece di scegliere la via più semplice—un’indignazione collettiva, una richiesta di giustizia feroce o magari un giusto rancore—il nostro giovane eroe sceglie di perdonare pubblicamente i suoi aggressori, stringendo loro la mano in tribunale. Nota bene: mano, non sciabola. Un esempio di magnanimità che nemmeno il più zuccheroso film sentimentale osa proporre.
La proposta del sindaco Sala: un premio al perdono o la nomina a “testimonial eccelso”
La questione, ovviamente, si è fatta sostanziosa in Consiglio comunale grazie alla segnalazione di un consigliere di Fratelli d’Italia, Michele Mardegan, che ha applaudito il messaggio di “riconciliazione” del ragazzo. Applausi e cuoricini per un esempio di bontà senza limiti. Ma ecco il pezzo forte: Giuseppe Sala stesso si è fatto avanti per annunciare un contatto con la famiglia di Cavallo, con un piano che definire ambizioso è poco.
Giuseppe Sala ha detto:
“Ho chiamato il padre di Davide Cavallo nei giorni scorsi. Sono due le strade: o gli diamo un riconoscimento ufficiale, oppure — e questa è la mia idea che ho proposto al padre — potrebbe diventare uno straordinario testimone insieme a noi, di un certo modo di essere. Non un semplice riconoscimento bipartisan, ma qualcosa di più profondo.”
Concetto chiaro: non vogliamo banalizzare il gesto di un giovane vittima di violenza, ma esaltarlo al punto da trasformarlo in una bandiera sociale. E ovviamente tutto deve procedere con la massima delicatezza, perché con i sentimenti non si scherza (anche se poi tutto diventa una vetrina, eh).
Il primo cittadino ha poi aggiunto, con quella saggezza che solo i potenti sanno avere, di non voler forzare la mano, perché il perdono è un percorso emotivamente impegnativo. Ma non temete, ci terrà aggiornati quando il padre avrà deciso se accettare di rendere pubblico questo ruolo da testimonial straordinario che potrebbe riscrivere le regole della solidarietà urbana.
D’altra parte, cosa c’è di meglio per una città come Milano se non far diventare un terribile episodio di violenza una cartolina di speranza e pacificazione? Aggressione, pugnalata e poi slogan di pace: un mix irresistibile per illudersi che, forse, il mondo può essere migliore semplicemente stringendosi la mano.
Chapeau a Davide Cavallo per l’improbabile esempio di perdono. E un applauso a Giuseppe Sala e alla sua giunta, pronti a trasformare un dramma reale in un evento da palco, con annessa passerella istituzionale, naturalmente. In fondo, nulla comunica più civiltà di un buon abbraccio mediatico.
Che emozione: un giovane di appena 22 anni, Davide Cavallo, protagonista di una storia di esasperato perdono che fa venire voglia di riscrivere il manuale della coerenza civile. Il ragazzo, vittima di un’aggressione brutale e quasi fatale in Corso Como, ha avuto la lungimiranza di trasformare un tentato omicidio in un’occasione pubblica per abbracciare i suoi aggressori. Sì, avete letto bene: quelli che hanno cercato di derubarlo e ridurlo in fin di vita ora ricevono la sua benedizione in tribunale.
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, non si è lasciato sfuggire l’occasione di mettersi in mostra e ha avuto quella brillante idea degna di un film d’autore: perché non trasformare questo atto di clemenza quasi mistica in un riconoscimento ufficiale? Meglio ancora, un ruolo attivo per il giovane come “testimone straordinario” di valori e civiltà. Una bella trovata per spuntare qualche titolo di giornale e puntellare la propria immagine istituzionale.
Il fatto è piuttosto semplice: il 12 ottobre scorso, il nostro eroe venne aggredito da un gruppo di cinque coetanei in un tentativo di rapina da 50 euro—una miseria! La colluttazione finì con una coltellata che gli causò una ferita permanente. Ma niente, anzi, il ragazzo esce dall’ospedale dritto in tribunale dove chiede di avvicinare e abbracciare i suoi aggressori. Probabilmente il suo modo per regalarci un nuovo paradigma di “giustizia”.
Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Michele Mardegan, ha ovviamente esaltato la portata del messaggio di riconciliazione e ha portato la faccenda all’attenzione del Consiglio Comunale. Poi è entrato in scena Giuseppe Sala che ci ha regalato uno spaccato delle conversazioni con la famiglia di Davide. Ecco cosa ha detto:
Giuseppe Sala said:
“Ho chiamato il padre di Davide Cavallo nei giorni scorsi. Si possono fare due cose: dargli un riconoscimento, oppure l’idea che ho passato al padre è che lui potrebbe essere uno straordinario testimone insieme a noi, di un certo modo di essere. Potrebbe essere una cosa non bipartisan, di più”.
E non mancano le dovute cautele per non sembrare invadenti, perché “non voglio forzarlo, visto che ha fatto un gesto forte dal punto di vista emotivo”. Insomma, sì all’eroismo, ma con i guanti bianchi, come si conviene in certi salotti istituzionali. Attendiamo dunque i prossimi sviluppi di questa saga civile che di sicuro farà scuola… o quantomeno qualche tweet di applausi a comando.
Un Perdonatore Ante Litteram o Solo la Nuova Moda del Tribunale?
Non possiamo non notare l’enorme spettacolo a cui stiamo assistendo: un ragazzo che rende virale il perdono davanti alla legge, mentre contemporaneamente quanti accusano e processano continuano a grattare la superficie della giustizia per trovare qualcosa da imputare. Nel frattempo, il sindaco si inventa ruoli da testimonial per trasformare in propaganda un atto quasi personale e doloroso. Scenografie a parte, rimane la domanda: qual è il reale significato del perdono in uno Stato che dovrebbe garantire prima di tutto la sicurezza e la giustizia? Forse un bel monologo da palcoscenico istituzionale, mentre in città si aggredisce ancora senza troppi complimenti.
Perché, ricordiamo, il gesto di Davide è sicuramente ammirevole—sebbene dolorosamente esasperato. Ma trasformarlo in una bandiera istituzionale rischia di confondere le acque più che chiarificarle. Ecco dunque la nuova “civiltà” milanese: chi viene accoltellato, invece di avere giustizia, diventa testimonial e elemento di marketing istituzionale. Fuori dal tribunale, però, la città continua a chiedersi quale sia il senso di tutto questo teatrino.



