A sorpresa – ma nemmeno troppo per chi conosce le gioie del Giro d’Italia – una fuga ha deciso di fare il bello e il cattivo tempo nella quindicesima tappa. Frederick Dversnes Lavik, l’eroe di giornata, si è imposto in uno sprint ristretto, tagliando il traguardo nella frazione totalmente pianeggiante da Voghera a Milano, lunga 157 km. Nella volata finale in corso Venezia, ha preceduto i due italiani Mirco Maestri (Team Polti VisitMalta) e Martin Marcellusi (Bardiani CSF 7 Saber), entrambi fuggiti fin dalla mattina insieme a un quarto incomodo, Mattia Bais, quarto classificato anch’egli per Team Polti VisitMalta.
Dietro di loro, come in una bruttissima fotocopia di una fuga riuscita, il gruppo dei velocisti si è fatto beffe di tutta questa bagarre, regolato da Paul Magnier (Soudal Quick-Step), arrivato con un ritardo sostanzioso di 57 secondi. Nel frattempo, i cosiddetti “big” si godono un tranquillo mercoledì: Jonas Vingegaard della Visma non ha perso nemmeno un secondo dalla maglia rosa, continuando a stazionare con un distacco comodo di 2’26” rispetto al portoghese Afonso Eulalio della Bahrain Victorious, e ben 2’50” sul lucido austriaco Felix Gall della Decathlon. Incantevole prevedibilità.
Il meritato relax dura fino a lunedì, giorno dedicato al secondo riposo del Giro. Poi, martedì 26, si ricomincia con la sedicesima tappa: una frazione tutta di montagna nel territorio svizzero, da Bellinzona a Cari, per chi volesse scuotere un po’ la noia.
Prima di tuffarsi nel cuore pulsante della metropoli lombarda, i corridori hanno imbracciato la storica Sanremo per poi entrare in città passando dalla Chiesa Rossa. E qui, meraviglia delle meraviglie, sono esplose le polemiche per la cosiddetta “neutralizzazione” dei tempi, ovvero un’impressionante rivoluzione nel regolamento di corsa degna di un colpo di scena cinematografico. La giuria – sì, proprio quella che di solito si limita a prendere il caffè – ha deciso di congelare la classifica generale fino a 16,4 chilometri dal traguardo. Evento storico: un’estensione della neutralizzazione due giri prima della conclusione sul circuito milanese, un percorso da ripetere quattro volte, su invito di alcuni corridori di alta caratura preoccupati dalla presunta insidia del tracciato finale.
I colloqui in corsa sono stati quasi diplomatici: tutto parte dal belga Victor Campenaerts, che chiede udienza al presidente della giuria, lo spagnolo Tortajada. Ma non è finita qui, perché entra in scena il vero protagonista della questione, il maglia rosa Jonas Vingegaard, che ribadisce, da gran capitano, la richiesta di estendere la manovra di neutralizzazione. Pare che anche ai vertici della corsa piaccia fare qualcosa di inaspettato.
Quel che doveva essere una mera precauzione sui 5 chilometri finali (già di per sé un eccesso regolamentare che copre cadute e guasti meccanici) viene inspiegabilmente anticipata fino a escludere addirittura l’ultimo giro dal computo della classifica. Tradotto: l’ultima tornata del circuito viene magicamente cancellata dai cronometri, per la gioia di tutti quanti hanno intenzione di mantenere le distanze almeno fino alla linea d’arrivo.
Alla fine, tutti concordano sul fatto che il circuito di Milano fosse “troppo pericoloso”. Citazione del maglia rosa Vingegaard:
“Quando siamo entrati nel circuito ci siamo avvicinati all’auto del presidente di giuria per discuterne, come corridori dobbiamo essere contenti che ci ascoltino. Voglio ringraziare anche l’organizzazione.”
Il militare della maglia rosa prosegue con sentimenti da predicatore nascosto:
“Non eravamo soli con questa sensazione, è stato un coro unanime. Ho sentito la responsabilità sulle spalle e mi sono rivolto alla giuria e all’organizzazione, i quali per fortuna ci hanno dato ascolto. Dovremmo davvero ringraziarli.”
Nel caso vi stiate chiedendo, sì, molti esperti e “navigatori del web” si sono schierati dall’altra parte, criticando abbastanza aspramente questa ritirata tattica mascherata da richiesta di sicurezza. La strada? Larga, segnalata, inappuntabile. Ma si sa, nella corsa più amata d’Italia i drammi e le polemiche sono parte della tradizione, quasi una tappa aggiuntiva all’interno della gara.
La Classifica Giovani che fa sognare
In termini di classifiche, il portoghese Afonso Eulalio della Bahrain Victorious si tiene stretta la maglia bianca Conad, perché si sa, la giovinezza è preziosa. Dietro di lui, due italiani che ormai somigliano a ombre: Giulio Pellizzari della Red Bull a quasi due minuti (1’56”), e Davide Piganzoli della Visma, addirittura a 3’47”.
Insomma, tra fughe, neutralizzazioni degne di un morning show e distacchi nella norma, il Giro d’Italia continua a regalare quello spettacolo di altissimo livello che tutti aspettavano, con un pizzico di ironia e un club esclusivo di corridori che sa esattamente cosa chiedere per complicare ancora di più una corsa già, di suo, quasi impossibile da capire.



