Finalmente parte la tappa: perché il percorso è un altro giro di giostra senza senso

Finalmente parte la tappa: perché il percorso è un altro giro di giostra senza senso

Dopo il colpo di scena a Pila, dove il giovane fenomeno Jonas Vingegaard ha strappato la maglia rosa dalle mani di Afonso Eulalio (che, almeno, ha potuto consolarsi con la maglia bianca Conad), il Giro d’Italia è ripartito da Voghera, nel cuore della provincia di Pavia, per la 15ª tappa. Ovviamente, nulla di troppo impegnativo: 157 chilometri praticamente tutti in piano, giusto per non far sudare troppo nessuno.

Il gran finale è ambientato nel salotto buono di Milano. La corsa prova a copiare un po’ di storia percorrendo nuovamente la celebre Sanremo, prima di entrare in città attraverso la famosa Chiesa Rossa. A questo punto si entra nel circuito finale da 16,3 km, da ripetere quattro volte. Capite bene: un vero e proprio tranquillo giro turistico per festeggiare l’arte e la bellezza meneghina.

L’arrivo? Una passerella scontata negli ultimi 2 km, un rettilineo che attraversa l’elegante Corso Venezia, perfetto per far scatenare i velocisti. E qui, attenzione: Jonathan Milan, che finora ha brillato solo per la sua assenza sul tabellino dei vincitori, ha l’occasione di rifarsi. Ma non sarà una passeggiata — il francese Paul Maigner, cacciatore di trofei in questa edizione, minaccia di lasciargli il saluto da lontano con un terzo successo personale.

Velocisti in pista: chi avrà la meglio?

Insomma, la tappa odierna del Giro è come quel pranzo di famiglia dove tutti fingono di essere interessati a quel monologo del cugino appassionato di ciclismo: è tutto molto prevedibile, nessuno si aspetta sorprese, ma almeno si fa finta di divertirsi. I velocisti si apprestano a una competizione in cui la tattica è ridotta all’osso, praticamente “chi pedala più forte vince”. Che classe.

Il ruolo di outsider di Jonathan Milan è il classico esempio di “meglio tardi che mai”: finora si è visto poco, forse sperava più in qualche miracolo che in una pedalata concreta. Dall’altra parte, Paul Maigner ha già fatto collezione di successi in questa edizione del Giro, mica uno qualunque. Insomma, sarà un arrivederci pieno di sguardi puntati e qualche applauso più o meno sincero.

Non mancherà, ovviamente, l’aroma nostalgico di una competizione che sceglie di passare tra vie milanesi di lusso dopo 157 chilometri scialbi sulle quali nessuno si mette davvero in gioco. Ma d’altronde, cosa pretendere di più da una corsa che fa vomitare zuccheri e champagne senza versare una goccia di sudore in più?

Per gli appassionati, un’occasione per rimarcare che anche questo Giro si conferma puntuale a regalare qualche colpo di scena nelle tappe più impegnative, per poi rigettarci nella noia placida delle volate “prevedibili”. Un esercizio ciclistico tanto affascinante quanto teatrale, dove il dramma spesso si consuma a colpi di ruote e sorrisi sornioni.

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