Con un’ovazione da stadio, o quasi, il Parlamento europeo ha sancito con 440 voti a favore, 49 contrari e 84 astensioni un aggiornamento epocale – almeno secondo loro – del quadro giuridico dedicato alle vittime di reato. Ecco che arrivano i restyling in salsa europea: un pacchetto di novità così scintillante da far sembrare i vecchi regolamenti roba da museo.
I miglioramenti presentati sono così corposi da far disperare chi magari puntava a un minimo di snellimento burocratico. Scordatevi semplicità: ora le vittime potranno vantare una serie di diritti da diva, a partire da un supporto emotivo a mantra costante durante i processi, progresso garantito, ovviamente, anche nel mantenimento della privacy – finalmente il loro nome non finirà più sulla bocca di tutti, incluso l’autore del misfatto. Se poi sono senza un euro, niente paura: assistenza legale gratuita per tutta la durata del procedimento, così il sistema ti stringe in un abbraccio caloroso anche quando il conto in banca piange. E come ciliegina sulla torta, la promessa dell’accelerazione nei tempi per gli indennizzi, che nel mondo reale suona un po’ come “ci stiamo lavorando”, ovvero un futuro lontano forse più che mai.
Non è finita: la creatività europea ha partorito linee telefoniche appositamente dedicate, con tanto di app e un numero speciale, il 116 006, ad accesso privilegiato e facile come ordinare una pizza. Si può anche denunciare online, perché perché no? Un po’ di modernità tecnologica per chi ha la brillante idea di voler rivivere la propria tragedia davanti a uno schermo. Tutto questo, ovviamente, esteso anche a chi vive dietro le sbarre dell’immigrazione o in case di riposo: una mano tesa a chi, da sempre, si barcamena tra burocrazia e invisibilità.
I servizi di sostegno penseranno anche alle esigenze “specifiche” delle vittime, che saranno valutate individualmente da professionisti qualificati, perché non si può mica fare il copia-incolla della sofferenza. E per le vittime di violenza sessuale c’è tutto l’armamentario: contraccezione d’emergenza, profilassi post-esposizione, test per malattie sessualmente trasmissibili e, ciliegina velenosa, l’accesso all’aborto – a seconda delle leggi nazionali, ovvio, altrimenti sarebbe troppo semplice.
E poi ci sono i bambini, perché come si osa farli soffrire di più? Massimi standard di protezione in arrivo, con servizi concentrati “all-in-one” per visite mediche, supporto psicologico, testimonianze videoregistrate e pure assistenza amministrativa nello stesso posto, giusto per maltrattarli il meno possibile, si spera.
Le lacrime di gioia della politica europea
Lucia Yar, la valorosa correlatrice per la commissione diritti delle donne e uguaglianza di genere – che suona già come un programma di spirito indomito – ci illumina:
“Questa direttiva segna un passo avanti reale per le vittime, anche le più indifese come i minori e le vittime di violenza. Abbiamo aggiornato un quadro fermo al 2012 con una legislazione che finalmente potenzia i diritti e colma lacune abissali nell’accesso al sostegno. Mentre alcuni Stati membri sembrano impegnati a indebolire le tutele favorendo invece gli autori dei reati, il Parlamento europeo alza la voce per le vittime. Il messaggio è chiaro: i diritti delle vittime non sono un dettaglio, ma il cuore pulsante della giustizia.”
Non meno altisonante, Javier Zarzalejos, volto noto della commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni, ci regala perle di attualità:
“Ogni anno circa 70 milioni di persone nell’UE subiscono un reato. Con questa riforma diamo a tutte, ma proprio tutte, le vittime una protezione, un supporto e diritti più solidi, specie in casi digitali o con vittime vulnerabili come i minori abusati online.”
Grande protagonista è infine Lina Gálvez, presidente della commissione per i diritti delle donne, che si lancia in una retorica imperdibile sull’accesso all’interruzione di gravidanza come diritto accessorio alle vittime di violenza sessuale, ammesso che le leggi nazionali lo permettano – perché ovviamente serve il giudizio arbitrario delle legislature a far da mediatore in tragedie personali. Parole toccanti:
“Le donne vittime di stupro rischiano di rimanere incinte, cosa che mai accade agli uomini. Sarebbe una discriminazione non considerare il diritto di scegliere in un caso così drammatico. Stiamo parlando di un precedente importante.”
Il lungo cammino verso l’attuazione
Nonostante tutte queste promesse, la proposta di direttiva deve ancora ottenere la benedizione formale del Consiglio. Appena sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale, scatteranno i due anni canonici di tempo cui gli Stati membri dovranno dar corpo a questa rivoluzione normativa. Nel frattempo, sediamoci comodi e godiamoci lo spettacolo delle declinazioni nazionali che, di norma, riescono sempre a smorzare anche il più nobile dei buoni propositi.
Un quadro europeo tanto necessario quanto faticoso
Da una stima della Commissione europea emerge che ogni anno un sorprendente 15% dei cittadini europei – sì, proprio 75 milioni di persone – finiscono vittime di reati. Non proprio una notizia rassicurante per chi magari sperava che l’incubo fosse roba da altri. La versione antiquata del 2012, oltre a richiedere un aggiornamento, mostrava tutte le sue crepe nel garantire diritti davvero solidi e un sostegno efficiente. Il lavoro quindi era necessario, ma la domanda rimane: a quando un’effettiva impennata nell’efficacia pratica di questa legislazione? O rimarremo intrappolati nel tunnel delle belle parole e dei protocolli da manuale?



