Ah, la cucina asiatica. Da qualche tempo è diventata la nuova ossessione degli italiani, come se scoprire noodles, ramen e dim sum fosse la chiave segreta per un’esistenza più autentica e sofisticata. Secondo una brillante indagine di Ipsos, non si tratta più di una moda passeggera da hipster distratti, ma di un’influenza capace di modellare gusti, stili di vita e, cosa più importante, mettere a dura prova il nostro portafoglio.
La ricerca, ovviamente condotta su un campione miracoloso di giovani tra i 18 e i 30 anni (perché si sa, i giovani sono sempre i veri pionieri della cultura e del buon gusto), rivela che ben 9 su 10 dichiarano un interesse per almeno un aspetto della cultura asiatica, e indovinate qual è il protagonista di questa serenata culturale? Proprio la cucina. Una sorpresa cosmica.
Per non farci mancare nulla, gli indizi erano già lì a piantarci un bel cartello luminoso: nel 2024 il 17% delle nuove aperture di ristoranti in Italia riguarda proprio le cucine orientali. Sembra di assistere a un’invasione (pacifica, ma decisamente saporita).
Milano si conferma la regina indiscussa di questo fenomeno, con nuove aperture in quantità e altri locali che, da bravi sopravvissuti al trauma post-Covid, si sono trasformati in templi culinari di alto livello, spesso gestiti da famiglie con l’orgoglio del lontano oriente. Perché sì, la tradizione e l’autenticità in questa storia sono quasi un valore aggiunto—quanto basta per giustificare prezzi da boutique di lusso.
I numeri parlano da soli, ma per essere sicuri di non fare cattiva pubblicità al trend, sentiamo anche i diretti interessati, i proprietari stessi di questi templi gastronomici.
Da Hong Kong a Milano: l’avventura di Ta Hua
Piatti che fanno venire l’acquolina solo a sentirne il nome, fatturati che sfiorano i 3 milioni di euro e storie di immigrazione che si intrecciano con i sapori. Monica Shou racconta: suo padre è arrivato da Hong Kong negli anni ’60, tra i primissimi cinesi a mettere piede a Milano, e ha iniziato come chef nel celebre ristorante La Pagoda in via Fabio Filzi.
Se questa non è la definizione di “sogno italiano” rivisitato in salsa orientale poco ci manca. Ovviamente, dietro l’apparente semplicità di quei piatti c’è un mondo di sacrifici, strategie e mille spruzzate di ironia per affrontare un mercato dove la concorrenza si fa sempre più agguerrita—o per farsi passare la voglia ai più diffidenti.
E se pensavate che questa onda asiatica in arrivo fosse solo una questione di risotti malriusciti e pizze all’ananas, beh, preparatevi a ricredervi. Perché la cultura asiatica, si sa, è uno tsunami che ridefinisce mode, stili di vita e abitudini, così, come se niente fosse.



