Quasi tre anni e mezzo fa, precisamente il 18 gennaio 2023, avevo l’audacia di intitolare il mio Buongiorno “Un paese civile”. Audacia vera, perché non si trattava affatto di sarcasmo, anzi: ero invaso da un sentimento quasi anacronistico e fuori moda, quello che si chiama orgoglio. In quei giorni, stando ai dati di Antigone a fine dicembre, nelle prigioni italiane c’erano ben diciassette bambini. Per chi non lo sapesse – incredibile ma vero – in Italia funziona così: quando una donna finisce in carcere, se ha un figlio piccolo, fino a sei anni, se lo porta dietro. Geniale, no? Invece di liberare la madre per il bene del bambino, si porta il bambino in cella. Diciassette piccoli innocenti, reclutati nell’innocenza al quadrato.
In quel gennaio lontano, il Partito Democratico, con la solita Debora Serracchiani, chiese una corsia preferenziale per una legge che, per un momento, pareva mirasse a qualcosa di veramente civile: “Mai più bambini in carcere”. Un colpo di magia legislativa, e la maggioranza, per dispetto o per abitudine, si astenne così che la legge passò in un lampo. Lo scopo era nobile: far sì che le madri in galera fossero trasferite in case famiglia – che sempre e comunque hanno odore di prigione, ma comodamente imbellettate. Io, quel giorno, titolai con una felicità che poi si sarebbe rivelata ingenua: “Una legge civile, voluta da un’opposizione civile e accompagnata da una maggioranza civile. Per una volta”.
Ma date un’occhiata all’ultimo report di Antigone, uscito giusto l’altro giorno: mentre l’Italia si trastulla con sensazioni di grandezza, ecco spuntare il numero che inchioda brutalmente all’ironia la faccenda “civile”. I bambini in carcere con le loro madri non sono diminuiti, come la legge voleva, ma sono saliti a ventisette. Eh sì, grazie proprio a quella maggioranza di governo che pensavamo finalmente illuminata: la legge è stata manomessa, rivisitata, stravolta. Il Paese Civile? Facile sentirsi presi in giro.
Quando le leggi civili diventano scherzi di cattivo gusto
Non c’è nulla di più deludente del vedere promesse e belle parole trasformarsi in parcheggi per cupidigia burocratica e disinteresse politico. La legge nata come una luce d’ordine civile è finita per diventare un marchingegno che giustifica il mantenimento di una situazione tragica e demenziale. Perché la realtà è semplice: il carcere non è un posto per bambini, ma evidentemente la politica preferisce lasciare che gli innocenti crescano tra sbarre e galere congeniali.
Ecco l’assurdo paradosso di un paese che si descrive democratico e civile ma permettere che decine di bimbi vivano in condizioni da incubo. Mentre alcuni discutono sull’innovazione o sul rilancio economico, le madri e i figli continuano a fare il conto con il gelo delle celle. Sembra quasi che la legge fosse scritta con l’inchiostro invisibile, pronta ad essere stracciata o rimaneggiata a seconda del capriccio della maggioranza politica del momento.
Il vero volto del “Paese Civile”: ipocrisia e contraddizioni
Queste cifre, che dovrebbero far vergognare un’intera nazione, mostrano invece quanto il concetto di civiltà sia spesso una maschera da indossare a piacimento. Come applaudire chi promette leggi a favore dei diritti umani e poi vede aumentare il numero di bambini in prigione? È come se il governo dicesse: “Facciamo una legge per migliorare la vita, ma a patto di ignorarla completamente”.
Non c’è da stupirsi se, in questo teatrino tragicomico, lo “Stato di Diritto” si avvicini più a uno “Stato di Indifferenza”. Le responsabilità? Evitate con la grazia e l’efficienza di un politico alla vigilia di elezioni. In attesa che altre legge approvate con la stessa tempestività cambino tutto per non cambiare nulla, i bambini continuano a contare giorni, anni… dietro le sbarre.



