L’amministrazione Trump si è data un nuovo passatempo: incriminare ex leader strani. Questa volta il bersaglio è l’84enne ex presidente cubano Raúl Castro, accusato per l’episodio del 1996 che ha visto due aerei civili dell’organizzazione anti-castrista Brothers to the Rescue abbattuti, causando la morte di quattro persone, di cui tre americani. Un grand jury federale della Florida ha deciso di togliere il segreto sulle accuse, dimenticando forse che eravamo nell’epoca della “guerra al terrorismo”, e invece eccoli qua a riesumare vecchie vendette diplomatiche.
Tra i capi d’accusa si leggono parole roboanti come omicidio e complotto per uccidere cittadini americani, senza dimenticare la distruzione di aeromobili, come se un cartone animato avesse preso il posto del diritto internazionale. In quel frangente, Raúl Castro era ministro della Difesa: si suppone dunque che, da qualche comodo ufficio, abbia dato l’ordine di abbattere gli aerei anti-regime. Nel frattempo, altri sfortunati compari finiscono nella stessa lista di imputati. Che brillante strategia.
Questa mossa si inserisce nella nuova tradizione dell’amministrazione Trump, che adora appuntare sul petto di un nemico esterno una medaglia di imputazioni penali, giusto per avere una scusa dietro cui nascondere dissidi politici. Cioè non solo hanno messo nel mirino Nicolás Maduro, accusandolo di narcotraffico – con la ciliegina sulla torta della cattura nel colpo di scena del 3 gennaio e il trasferimento forzato a New York in attesa di processo –, ma ora vogliono fare lo stesso gioco con Raúl Castro.
Una nota storica su Raúl Castro: prese il timone di Cuba nel 2008, dopo che il fratello Fidel, stanco di guidare il paese per mezzo secolo, si è ufficialmente ritirato. Restò presidente fino al 2018 e poi si mantenne saldo alla guida del Partito Comunista fino al 2021, giusto per non perdere il potere di vista. Non proprio il profilo di un manager da Silicon Valley, ma ognuno ha i suoi hobby.
La risposta infallibile di Miguel Díaz-Canel
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel non ha tardato a rispondere all’ennesima brutta trovata americana, tacendo alla maniera dell’innocente vittima. Su X, l’ormai ex Twitter, ha definito l’incriminazione un “tentativo politico privo di basi giuridiche,” un termine diplomatico per dire “questi stanno delirando”.
Miguel Díaz-Canel said:
“Il tentativo di incriminazione del generale dell’esercito Raúl Castro Ruz, appena annunciato dal governo statunitense, è un’azione politica priva di fondamento giuridico che mira unicamente a rafforzare la tesi che stanno costruendo per giustificare la follia di un’aggressione militare contro Cuba.”
Ha poi sottolineato che l’abbattimento dei due aerei – definendoli ‘narco-terroristi’, un’interpretazione tutta da verificare – sarebbe avvenuto per “legittima difesa” dentro le acque territoriali cubane. Insomma, l’America si è offesa perché qualcuno ha avuto il coraggio di proteggere i confini? Che amore per il diritto internazionale.
In sostanza, la trama è chiara: si usa la giustizia americana come fossero biscotti da lanciare contro chi osa sfidare gli Stati Uniti, di qualunque epoca o governo si tratti. Poco importa la coerenza o il contesto storico: il copione resta sempre lo stesso, con accuse remote, operazioni mediatiche orchestrate, e naturalmente un finale che forse sarà ridicolo, ma certamente spietato.



