AllianceBernstein punta sui pezzi di ricambio per carri armati mentre le azioni della difesa europea arrancano e nessuno sa più in cosa credere

AllianceBernstein punta sui pezzi di ricambio per carri armati mentre le azioni della difesa europea arrancano e nessuno sa più in cosa credere

Che sorpresa, un rally europeo nella difesa! Dopo che tutti erano impazziti nel 2025, con titoli volati alle stelle fino al 56,5%, grazie all’incredibile decisione della NATO di arrivare al 5% del PIL in spese militari, arriva la realtà a ricordarci che non è tutto oro quel che luccica. Ora, quelli stessi titoli sono precipitati tra il 20% e il 30% rispetto ai massimi dello scorso anno. Complimenti a chi ha messo bottino in tempo!

Marcus Morris-Eyton, gestore di portafoglio di AllianceBernstein, ha ricordato con un sorriso amaro che il settore difesa europeo ha vissuto una piccola svendita, aprendo però “interessanti porte” per chi ha voglia di investire a lungo termine nel mito della spesa militare sempre in crescita. Davvero una benedizione per i cacciatori di occasioni, o forse solo per quelli che sanno leggere tra le righe (o tra i debiti) della burocrazia europea.

Per fortuna c’è la Germania, quella nota per le sue efficienze – o almeno ci piace pensarlo. Berlino ha promesso di aumentare la spesa militare almeno all’1% del PIL, specie dopo l’espansione fiscale considerata “storica”. Peccato che la burocrazia locale e i “ritardi inevitabili” stiano rallentando l’intera macchina dei contratti, guida perfetta per chi ama le montagne russe azionarie.

Risultato? Alcune azioni della difesa tedesca, una volta disponibili con multipli P/E “a metà degli anni ’30” (per chi ama i numeri tondi), sono scese malamente verso valori quasi da saldo con multipli nei “bassi anni ’20”. Se pensavate che il settore fosse solo un enorme carrozzone statale senza nervi, vi sbagliavate: ora sembra invece diventato fertile terreno per operazioni di compravendita “attraenti”. Almeno nella teoria, perché nei fatti… beh, quel “mercato surriscaldato” adesso sembra piuttosto una banca rotta con rimessa a lucido.

Un gioiello bavarese nel mondo dei carri armati

Parliamo ora del nome che AllianceBernstein sta sbandierando come il proprio cavallo vincente: Renk AG. Questa storica azienda bavarese, specializzata in motori, cambi e componenti per carri armati, navi da guerra e veicoli da combattimento, si è guadagnata il titolo di “leader mondiale nelle trasmissioni per carri armati”. Un risultato niente male, soprattutto se si considera che nel mondo degli armamenti contano più i pezzi che continuano a girare nel tempo che i fuochi d’artificio estemporanei.

Morris-Eyton racconta con gusto questo modello d’affari così “geniale”, in cui la vera manna dal cielo è il mercato post-vendita. Una volta piazzata una trasmissione, l’azienda gode infatti di un’opportunità di guadagno che si estende per decenni, da 10 a 20 anni, su manutenzione e ricambi. Alla faccia delle semplici munizioni, che finiscono appena sparate. Qui invece siamo su un “profilo di crescita” molto più solido e prevedibile, un bel sogno per gli investitori stanchi di adrenalina e ansie quotidiane.

In soldoni, Renk non sta vendendo solo un pezzo di metallo e poi sparisce. Sta puntando su una rendita pluridecennale, come un abbonamento premium a vita nel mondo dei mezzi militari. Un’idea piuttosto furba, che mette in risalto contraddizioni lampanti: mentre il settore naviga tra promesse gonfiate e reali intoppi burocratici, alcuni giocatori sanno ancora fare i soldi veri alla vecchia maniera. Che sia un cartello di geni o solo di opportunisti ben piazzati?

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