MotoGp Barcellona: spettacolo horror con Marquez e Zarco che si schiantano, ma a spuntarla è Di Giannantonio come se nulla fosse

MotoGp Barcellona: spettacolo horror con Marquez e Zarco che si schiantano, ma a spuntarla è Di Giannantonio come se nulla fosse

Due spettacoli memorabili hanno deciso di interrompere il Gran Premio di Barcellona, regalando agli appassionati lo spettacolo che solo le tragedie in pista sanno offrire. Primo atto, al 12° giro: Acosta era in testa, con Marquez a mordere il suo slipstream. Ma oh, che sorpresa, la KTM di Pedro ha deciso di fare l’imprevisto, rallentando come se volesse prendersi un tè, lasciando Alex senza alcuna possibilità di evitamento. Conseguenza? Ducati scatenata che vola fuori pista, Marquez che finisce a terra sfiorando le barriere come se fosse un dettaglio secondario, e per finire Fabio Di Giannantonio (alias Diggia), che quinta in classifica, inciampa nella moto di Alex con un’eleganza che solo una caduta può regalare, scampando a danni gravi con qualche contusione qua e là.

Marquez “miracolosamente” cosciente viene spedito in ospedale per gli accertamenti di rito, mentre la gara riparte ridotta a soli 13 giri. Ma perché fermarsi al primo atto di caos? Secondo giro di torture: Johann Zarco, evidentemente confuso dalla prima curva, decide di far valere il contatto sportivo, tamponando Luca Marini per poi finire abbracciato invasivamente alla Ducati di Bagnaia, rotolando nella ghiaia con la grazia di un sacco di patate. Il primo bollettino medico, con il tono rassicurante che tutti amano, ci informa che Zarco è cosciente e “non in condizioni critiche” ma naturalmente spedito in ospedale per una visita approfondita alla gamba sinistra.

La gara riparte per la terza (e folgorante) volta, e chi la vince? Non il solito frontman, ma quel gioiellino di Fabio Di Giannantonio, il cui regalo a Valentino Rossi sembra più una vendetta per tutte le volte in cui il dottore ha dovuto lamentarsi con la sua squadra. Il romano del team VR46 ha condotto una rimonta degna dell’epica, passo dopo passo, fino al sorpasso decisivo a tre giri dal termine. Ovviamente, Pedro è crollato miseramente subito dopo, superato prima da Mir, poi da Aldeguer, e infine buttato a terra all’ultima curva da Ogura, che ha ricevuto tre secondi di penalità come “punizione” per la sua scorrettezza.

Il podio? Un esercizio di continui colpi di scena: 2° posto per la Honda di Joan Mir, che però attende una simpatica indagine sulla pressione (magari troppo bassa, o forse troppo alta, chissà) delle gomme. Terza piazza per un’altra Ducati, quella di Fermin Aldeguer, compagno di squadra di Alex Marquez nel team Gresini. Pecco Bagnaia, invece, si è presentato con una gomma media dietro – perché le morbide sono finite in un colpo di genio o disperazione – e ha chiuso quarto, lamentandosi felicemente di un polso dolorante. Non proprio il weekend dei sogni, ma chi se ne importa?

Bezzecchi si accaparra il 5° posto con la solita astuzia, ampliando la sua distanza in classifica dal “pacer” di turno, Jorge Martin, che invece ha fatto una brutta fine subito al primo giro, finendo a terra per un disperato sorpasso di compagno di marchio, Fernandez. Ora Marco ha 140 punti, superando Martin di 13, con Diggia relegato a 24 punti di distacco dietro. I giochi sono fatti, o se non altro lo sembrano.

Per chiudere lo spettacolo, Quartararo ha piazzato la sua Yamaha sesta, seguito dalla Honda di Marini, la KTM di Binder e da Ogura chiudendo la Top 10, con Diogo Moreira che ha infilato il gruppo dei migliori come se niente fosse. Una giornata di Motogp degna delle aspettative: incidenti, cadute, penalità, e qualche colpo di scena che fa sentire tutti vivi… o almeno così si spera.

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