Spettacolo a Giambellino: biblioteca da 8 milioni ma nessuno sa chi la gestirà né con quali soldi

Spettacolo a Giambellino: biblioteca da 8 milioni ma nessuno sa chi la gestirà né con quali soldi

Ah, Milano, la città che non perde occasione per sorprenderci con un nuovo edificio che promette cultura a fiumi, ma magari un po’ meno comodità per i milanesi veri. Oltre alla famigerata Beic, infatti, è in costruzione un’altra biblioteca, o forse dovremmo dire un tempio della cultura, per usare un tono un po’ pomposo. Naturalmente, anche questa nuova struttura segue alla lettera le “rigide” modalità di finanziamento e le “precise” tempistiche di apertura in salsa burocratica, proprio come la gloriosa Biblioteca europea di informazione e cultura. E il dettaglio più gustoso? Questa volta la location è un quartiere periferico: un ruspante angolo di Milano che, negli ultimi anni, è stato il palcoscenico di uno dei più mastodontici piani di rigenerazione urbana. In poche parole: si prende un contenitore culturale, si piazza alla periferia, si accende il megafono mediatico e si grida “rivoluzione!”, sperando che i residenti applaudano e i problemi svaniscano come per magia.

Naturalmente, il progetto non è solo un colpo d’occhio urbano, ma una stupefacente sfilata di parole su “opportunità”, “rigenerazione sociale” e “investimento culturale”, tutte formule magiche per giustificare spese pubbliche in zone dove l’azione concreta latita. Se qualche dubbio rimane, le cifre rivelano la vera essenza della faccenda: milioni di euro evaporano nell’ennesima vetrina di buonismo edilizio, mentre chi abita quei quartieri deve ancora solenemente fare i conti con la quotidiana mancanza di servizi essenziali. Ma tranquilli, la cultura è un diritto di tutti, purché arrivi con qualche anno di ritardo e mille scuse burocratiche.

La cultura da periferia: una novella senza fine

Non è la prima volta che le cosiddette “politiche di rigenerazione urbana” finiscono per essere semplici scatole vuote piene di promesse. In teoria, portare una biblioteca in quartieri meno centrali dovrebbe essere un’ottima idea: accrescere l’offerta culturale, stimolare la socialità e magari sollevare l’orgoglio locale. Nella pratica, però, succede che i tempi di realizzazione si dilatino come se stessero aspettando che gli abitanti imparino a leggere da soli, mentre i budget miliardari sembrano assorbiti da rendicontazioni infinite e inutili passaggi burocratici. Peccato però che, per chi vive lì, aspettare non sia esattamente uno sport praticabile, soprattutto quando la “rigenerazione” si traduce in lavori eterni e disagi quotidiani.

Quindi, eccoci di fronte a un copione che si ripete: infrastrutture che finiscono per diventare più un simbolo di ambizioni politiche che di reale cambiamento sociale. Chi vivrà, vedrà, molto lentamente, come un’idea buona venga trasformata in un’altra occasione mancata, un altro capitolo di quel grande libro della retorica urbana che nessuno leggerà veramente fino in fondo.

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