Perché la scommessa cinese di Stellantis è solo l’inizio del grande salto nel vuoto dell’industria auto

Perché la scommessa cinese di Stellantis è solo l’inizio del grande salto nel vuoto dell’industria auto

Che gioia: un’altra trovata geniale dal magico mondo dell’auto europea, che sembra vivere in una favola di consolidamenti e contraddizioni. Stellantis, quel conglomerato che vanta marchi del calibro di Jeep, Dodge, Fiat e Chrysler, ha appena deciso di allearsi con il cinese Leapmotor. Per celebrare questo matrimonio d’interesse, ha annunciato che nel 2028 vedremo il primo modello prodotto da Leapmotor venduto in Europa. Fa un po’ effetto sentir parlare di “partnership strategica”, quando in realtà si tratta solo di trovare scappatoie per aggirare le tanto decantate normative “Made in Europe” e le fastidiose tariffe sulle auto elettriche importate dalla Cina.

E non è tutto, perché non si sono accontentati: questo innocente matrimonio, a quanto pare, vedrà anche la joint venture per un suv elettrico con marchio Opel, che verrà prodotto direttamente nello stabilimento Stellantis di Zaragoza, in Spagna. Un’idea brillante: stringere alleanze con chi dovrebbe essere, più che un concorrente, una minaccia e viceversa. Alla faccia della coerenza industriale europea.

Naturalmente, Stellantis non è l’unica a ricorrere a questi amori internazionali poco ortodossi. Ford sta flirtando con i cinesi di Geely, mentre Volkswagen si è addirittura detta disponibile a “condividere” i suoi impianti europei poco sfruttati con marchi cinesi, tutto per risparmiare qualche briciola in costi. Una vera e propria festa del capitalismo senza confini, ma con molti, moltissimi compromessi.

Antonio Filosa, il CEO di Stellantis, ha addirittura azzardato un’analisi che sa tanto di giustificazione a buon mercato, durante il summit FT Future of the Car:

“Gli OEM cinesi sono giocatori fortissimi, che arrivano con molta potenza in Europa… ma potremmo guardare anche ad altri.”

Cosa vuol dire “guardare ad altri” resta un mistero degno di un thriller industriale, ma almeno il signor Filosa non si è perso a piangere o a lamentarsi, ha preso la palla al balzo e ha portato la collaborazione a un livello superiore. Complimenti per la lungimiranza.

Questa tendenza emergente arriva in un quadro apocalittico per i giganti dell’auto occidentale, piagati da costi di produzione sempre più alti, dazi insidiosi dagli Stati Uniti, una concorrenza spietata, disagi nella catena di fornitura, pressione normativa insostenibile e, ciliegina sulla torta, una transizione elettrica che definire incerta sarebbe un eufemismo.

Stellantis è stata tra le prime a scendere a patti e ha acquisito nel 2023 circa il 21% di Leapmotor. Un affare che, almeno sulla carta, sembra promettere “sinergie tecnologiche uniche”, come assicurato dal CEO di Leapmotor, Zhu Jiangming, che parla di una combinazione perfetta tra know-how cinese e la rete globale – e soprattutto di radici regionali e marchi storici – di Stellantis.

Il punto di non ritorno? Ma certo.

Gli analisti del settore auto non sono così ottimisti come i festaioli della nuova “alleanza”, e avvertono che se a breve termine può sembrare un affare da manuale, sul lungo periodo si celano insidie non banali. Per i produttori occidentali, in particolare quelli che arrancano nel campo della mobilità elettrica e del software, collaborare con i cinesi sembra essere ormai l’unica via d’uscita per “restare in gioco in Europa”. Che bel traguardo.

Julia Poliscanova, direttrice senior per i veicoli e le catene fornitrici di e-mobility, sintetizza così la situazione:

“A breve termine, i costruttori europei devono ottimizzare le loro fabbriche e i cinesi vogliono entrare nel mercato, quindi ha senso. Ma temo cosa significherà a lungo termine.”

“Una volta che i brand cinesi avranno conquistato la consapevolezza del pubblico e la gente si accorgerà che non sono poi così malvagi, potremmo essere di fronte a un punto di non ritorno.”

In pratica, il rischio è che l’auto europea si ritrovi a fare la spalla buona per una sofisticata operazione di marketing cinese, mentre i suoi storici marchi arrancano nella corsa all’innovazione elettrica. Poliscanova ribadisce l’importanza di non togliere il piede dall’acceleratore nello sviluppo dei propri modelli elettrici, se non si vuole finire schiacciati sotto il peso della dipendenza e del declino.

Insomma, una vera e propria commedia degli errori in salsa globalizzata, dove il presente è governato dall’opportunismo e il futuro da incognite tanto grandi quanto lo strapotere cinese sul mercato europeo. Ma nessuno se ne preoccupa troppo, perché in fondo basta accontentarsi di allegre partenze per un domani elettrico che potrebbe diventare un film dell’orrore per i giganti auto occidentali.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!