A Vienna il circo senza fine di polemiche, trash e tormentoni che non ci meritiamo

A Vienna il circo senza fine di polemiche, trash e tormentoni che non ci meritiamo

Come se la settantesima edizione avesse bisogno di una bacchettata, le proteste contro Israele fanno da sfondo a un avvio già abbastanza esilarante della Wiener Stadthalle. Ma tranquilli, in mezzo a tutto questo dramma, suonano ancora le note degli eccessi, delle trovate sceniche e dei tormentoni che sembrano usciti da un manuale di cliché. Nessuna sorpresa, quindi: la serata si accende con Sal Da Vinci, il quale pare aver perso l’arte del sobrio e invece regala al pubblico una performance degna di un cabaret da caserma.

E come se non bastasse, arriva Boy George a far detonare le emozioni di San Marino, probabilmente scambiando il palco per una discoteca anni ’80 in piena crisi di identità. Ma il vero fenomeno virale è Akylas, che con il suo immancabile cappello da tigre si guadagna un posto d’onore nell’olimpo delle trovate irresistibili – o almeno ci prova, tra un ruggito e una posa da selvaggio in vacanza.

Proteste e spettacolo: un mix esplosivo

Ovviamente, le manifestazioni di dissenso su una questione così delicata come il conflitto in Medio Oriente finiscono per diventare tanto spettacolari quanto incongrue in un contesto dedicato all’intrattenimento. Un’esplosione di contraddizioni che avvolge la manifestazione, ma che non sembra riuscire a smorzare l’aura di show biz da cui è pervasa ogni esibizione.

È quasi poetico osservare come ogni tentativo di portare un messaggio serio finisca per essere travolto da kitch, costumi stravaganti e ritornelli ampiamente abusati. Che siano proteste, applausi o risate finto-incuriosite, il risultato è sempre lo stesso: uno spettacolo che si guarda più per curiosità che per vero coinvolgimento.

Sal Da Vinci: re del teatro o del circo?

Sal Da Vinci ha deciso di non farsi mancare nulla. Protagonista indiscusso della serata, si conferma maestro nell’arte di trasformare ogni nota in un’esplosione di pathos esagerato, quasi da soap opera. Applaudito, sì, ma forse più per lo spettacolo visivo che per la qualità musicale. La domanda resta: chi ha bisogno di un teatro quando si può avere un circo?