La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, si è presentata al celeberrimo European Summit on Artificial Intelligence and Children, in Danimarca, con la verve di una crociata digitale. Immaginate la scena: “No more excuses,” ha detto con fare da madre severa, annunciando misure a cui poter dare finalmente addio alle scuse sull’età minima falsa o non verificata sulle piattaforme. Perché, si sa, verificare che un utente abbia almeno 13 anni è un’impresa che sfida le leggi della fisica e della privacy.
Von der Leyen ha scandito:
“Stiamo agendo contro TikTok e il suo design ‘dipendente’ – scrolling infinito, autoplay e notifiche push. La stessa cosa vale per Meta, perché crediamo che Instagram e Facebook non stiano facendo abbastanza per far rispettare la loro stessa età minima di 13 anni.”
Non contenta, la battagliera presidente ha anche continuato con la sua investigazione su quei “tunnel del coniglio” dove i bambini si perdono tra contenuti “nocivi”, come video che, udite udite, promuoverebbero disturbi alimentari o autolesionismo. Pazzesco, vero? Chi avrebbe mai immaginato che dietro un like ci potesse essere tutto questo!
Ma non finisce qui: per risolvere magiche incognite come il rispetto dell’età minima (perché chiedere un documento d’identità, no?) l’UE ha persino sviluppato una propria app per la verifica dell’età con “gli standard più alti di privacy al mondo”, come orgogliosamente annunciato da Von der Leyen. Veniamo quindi a sapere che a breve gli Stati membri potranno integrar questa app nei loro portafogli digitali, così che qualsiasi piattaforma online potrà verificare facilmente chi sta dietro allo schermo. Finalmente l’architetto invisibile del controllo digitale si fa concreto. Solo rivedremo tutti i nostri passaporti digitali trasformarsi in un gigantesco big brother? Ma no, sono solo paranoie.
Nel frattempo, proprio quest’anno, la Commissione UE si è sentita in dovere di aprire un’inchiesta contro X, la piattaforma di Elon Musk (per i nostalgici, ex Twitter), a causa della diffusione di contenuti sessualmente espliciti non consensuali riguardanti donne e bambini, addirittura generati da chatbot. La svolta etica-tech dell’UE è qui, pronta a punire chi permette che il bot faccia il cattivo ragazzo.
Insomma, mentre ci sforziamo di capire le mille sfaccettature della privacy digitale e della libertà d’espressione, l’UE ci regala un altro capitolo del romanzo “Come salvare i bambini da se stessi e da un like di troppo”. Che magia!



