Che spettacolo stupefacente lo scontro lungo il confine fra Russia e Ucraina, vero? Un mix irresistibile di nostalgici carrarmati anni ’40 e droni ipertecnologici degni di un film di fantascienza. Da una parte abbiamo la tradizione bellica novecentesca, quella roba di truppe e ingranaggi arrugginiti che sembrano usciti da un museo; dall’altra, gli attacchi elettronici che sembrano presi da un videogioco. Insomma, un raffinatissimo connubio di passato e futuro—e tutto questo sotto gli occhi di un mondo che guarda come se fosse uno spettacolo in prima fila.
E che dire dei “trionfi” del grande Putin? Pochi e, diciamolo, piuttosto modesti. Mentre il popolo ucraino, evocato quasi come un modello di eroismo nazionale, continua a resistere con una tenacia da manuale della disperazione eroica. Quasi romantico, se non fosse così crudo e tragico.
Ma ora, attenzione alla svolta: Volodymyr Zelensky, in questa tragicommedia globale, non si limita a scaldare la propria trincea. No, lui offre la sua esperienza militare e le armi provate sul campo ai Paesi del Golfo, che si trovano casualmente a doversi difendere da un nuovo, temutissimo nemico: l’Iran. Perché niente dice “leadership internazionale” come usare un conflitto modello europa-orientale per combinare un complotto globale.
E se avete ancora qualche dubbio, o magari un consiglio da offrire a questa pandemia di scontri a fuoco vecchio stampo e cyber-attacchi, potete scrivere a podcast@lastampa.it. Nel frattempo, potete farvi cullare dalla dolce melodia di Maarten Schellekens, mentre l’implacabile voce di Nicolas Lozito vi guida in questo viaggio tra hype bellico e realtà inquietante. Ovviamente tutto confezionato con la raffinata cura di La Stampa, il massimo dell’informazione indipendente… o quasi.



