Milanotoday è sempre gratis. Istante dopo istante, raccontiamo ogni minimo dettaglio della vita cittadina. Ma se volete di più — inchieste approfondite, mappe dettagliate e roba che non trovate da nessun’altra parte (cose che vi fanno capire cosa sia davvero Milano) — potete affidarvi a Dossier. Provate la settimana gratis: ne vale la pena. Nel frattempo, se avete consigli, segnalazioni o idee su storie interessanti, usate il form (leggiamo tutto), oppure scriveteci a dossier@milanotoday.it. Questa settimana è un concentrato di temi “scottanti”. Partiamo.
Il Prefetto e la sua pista elaborata
Il clou della settimana? L’inaugurazione dell’ennesimo palazzo dello sport che ce la racconta come la Next Big Thing di Milano: l’Unipol Dome. Questo nuovissimo gioiello da 12.000 posti, aperto il 6 maggio con un concerto di Ligabue – perché cos’altro poteva esserci come apertura se non un rocker nazionalpopolare? – sorge sulle “ceneri” (eh sì, proprio così) del sito olimpico di Santa Giulia, con la promessa di ospitare ben 150 eventi l’anno. Facile, no?
Il modello? Le grandi arene internazionali, con 2.750 parcheggi su 9 livelli, un’area hostess per ben 2.000 privilegiati e un “future market” che, ciliegina sulla torta, vi accetta con pre-autorizzazione di 14 euro. Peccato che i costi restino roba da prima repubblica: 25 euro per parcheggiare, 8 euro per una birra e 12 per un hot dog. Facile immaginare la delizia per il pubblico, che si è ritrovato a godersi code micidiali di due ore solo per uscire, con una bella ciliegina: acustica da brivido. Nel frattempo, la sempre attenta Corte dei Conti valuta gli “extracosti” dell’opera, perché ovviamente in Italia, tutto costa molto di più rispetto al previsto.
Claim pubblicitario a parte, con Jessica Signorile, Marianna Gulli e Valeria Di Terlizzi siamo riusciti a intrufolarci nell’anteprima di questa nuova “venue” che promette bene… o almeno così dicono.
Il mistero dello spionaggio al caffè
Non poteva mancare un capitolo di spionaggio alla Milanese Style, naturalmente. L’inchiesta Equalize ha scovato un “team” di spie, guidato dall’investigatore ultra-impegnato Valdo Parietti, intento tra marzo 2023 e ottobre 2024 a violare banche dati di varia natura: Sdi, Inps, Etna. Sì, proprio così, una bella passeggiata tra i dati personali, con accessi illegali a volontà.
Abbiamo nomi e cognomi illustri: tra gli “spiati” figurano i grandi capi della holding Adastra-Gimoka: Ivan Padelli, Meri Zugnoni, Fioravante e Antonella Allegrino. Eh sì, perché la privacy a Milano è un optional, soprattutto quando a settembre 2024 – giusto dopo il sequestro delle attività nel mercato Isola, gestito dalla controllata Serim e finito sotto l’occhio attento della ’ndrangheta – qualcuno si è sentito particolarmente osservato.
Queste meraviglie emergono dalle carte esclusive visionate da Alfredo Faieta, per chi ama i thriller della vita reale.
Come moriamo a Milano: gli implacabili numeri della morte
Se pensavate che a Milano si vivesse come in un film patinato, avete dimenticato un dettaglio: si muore (di più) ma con stile. Tra il 2013 e il 2023 i decessi sono saliti da 28.531 a 32.509. Tuttavia, sorpresa! La probabilità “reale” di morire è scesa dell’8,8%, grazie ai magheggi della medicina moderna.
Dati alla mano, gli infarti sono diminuiti del 31% (e non è poco, da 1.144 a 811 morti) e gli ictus addirittura del 53%. Meno male per i polmoni, visto che i tumori polmonari calano del 15%. Il lato oscuro della medaglia è però l’invecchiamento: Alzheimer e demenze raddoppiano, arrivando a pesare il 10,7% dei decessi totali.
Se poi guardiamo ai giovani tra i 30 e i 34 anni, la situazione diventa meno rosea: la mortalità cresce del 41%, trainata dal raddoppio dei suicidi (da 10 a 21). Nient’affatto confortante, vero? Tutto questo arriva da dati inediti dell’ISTAT, rielaborati con grande cura e un pizzico di ironia in esclusiva da Dossier.
Un fantasma giapponese a Milano
Doveva essere l’angolo nipponico più cool di Milano, ma ad oggi è solo una voragine da 52.000 metri quadrati tra via Rizzoli e il parco Lambro, chiamata a diventare una meravigliosa oasi biofilica.
Immaginato dall’architetto Kengo Kuma insieme al botanico Stefano Mancuso, il complesso Welcome, feeling at work prometteva 43.000 metri quadrati di uffici in legno e acciaio, serre bioclimatiche e addirittura una “fabbrica dell’aria” per purificare gli ambienti interni. Peccato che dopo la demolizione dell’ex sede Rizzoli nel 2022… il cantiere sia diventato il regno del nulla.
Europa Risorse ha chiesto una variante urbanistica al Comune, probabilmente per spezzettare il progetto in lotti, ma si è impantanata nella burocrazia della Commissione Paesaggio. Risultato? Mancano risposte, manca un edificio, manca il Giappone a Milano: un’autentica perdita per tutti, o forse no.
A questo punto, la domanda sorge spontanea: l’edificio sarà mai completato? La risposta, come al solito, è avvolta nel mistero.
Tennis a Milano: un rilancio che fa sorridere
Finalmente un’eccezione: a Milano il tennis sembra vivere la sua nuova età dell’oro, trainato dallo scudiero di casa, Jannik Sinner, e dalla vaga promessa di un torneo ATP sull’erba a partire dal 2028.
Al Tennis Club Bonacossa, infatti, il tasso di occupazione dei campi supera il 90%: con 1.250 soci e liste d’attesa per i soli 600 posti della scuola tennis, si capisce perché ci sia fermento.
Nel frattempo, il Quanta Club ha raddoppiato la propria attività in appena tre anni, con un fatturato che tocca i 3,1 milioni di euro. Insomma, mentre tutto intorno fa acqua, qualcuno sembra saperci fare – e non poco.
A Milano esistono circa trenta librerie indipendenti che svolgono un ruolo quasi eroico, considerando che molte di esse occupano spazi demaniali all’interno di case popolari. Palazzo Marino, con la sua innata sensibilità verso la cultura, ha pensato bene di rilasciare un bando per affittare dieci locali, buona parte dei quali già abitati da librerie che però rischiano un’impennata insostenibile dei costi.
In un disperato tentativo di far quadrare i bilanci, le aste partiranno da cifre che variano da 4mila euro in via Sebastiano fino a 42mila euro in corso XXII Marzo, seguendo parametri di mercato europeo. E senza nemmeno una minima pietà o diritto di prelazione per chi già occupa quegli spazi. Diciamo pure che chi ce l’ha fatta finora ora rischia di essere gentilmente invitato a levarsi dai piedi.
Per esempio, la beniamina di piazzale Dateo, la libreria Centofiori, rischia un balzo del canone annuo da 15mila a 30mila euro: il classico regalo di benvenuto a chi ha tentato di portare un po’ di cultura tra palazzi popolari. Naturalmente, per alcune realtà come la Aribac, il bando potrebbe essere addirittura una buona notizia (chi siamo noi per dissentire?), mentre per altre, l’aumento dei canoni e l’obbligo di garanzie pari al 10% dell’affitto potrebbe significare la fine. La sopravvivenza stessa, insomma, messa in saldo per il miglior offerente.
Un universo dorato nel mondo del tennis milanese
Ma bando alle vite culturali, torniamo al business sportivo, dove sembra che il patrimonio netto serva più per sfoggiare uno status che per godersi il gioco. Il Junior Milano, per esempio, ha dichiarato un utile di soli 100mila euro su un fatturato di 1,1 milioni: una magnifica prova di come si sappia trasformare la passione in un bilancio quasi roseo, pur quando il margine sembra più una mossa teatrale che una solidità economica. Un vero club d’élite a cui serve più fumo negli occhi che trasparenza.
Latitanza da manuale: il cavaliere “Disquared” e il business della coca
Ora spostiamoci sul fronte giudiziario, dove il dramma diventa tragicomico. Luigi Marando, esponente ben noto del clan calabrese, figlio del famigerato boss Pasqualino, ha deciso, dopo sei mesi di latitanza da manuale, di presentarsi spontaneamente ai carabinieri di Platì. Il tutto mentre era ricercato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano per un traffico di droga da 18 milioni di euro l’anno. Insomma, uno che fa il “Disquared”, alias il principe della latitanza, che si ritrova a contendersi i palcoscenici tra Lombardia, Piemonte e Calabria e partite di cocaina da dieci chili consegnate con la delicatezza di un corriere espresso a Trezzano sul Naviglio.
Che meraviglia di strategia! Fare il brillante e sfuggente, ma poi decidersi a costituirsi, giusto per comparire un po’ sulle cronache, magari sfidando le banalità di un’inchiesta che sembra scritta per una fiction mal riuscita. Sorpresi? No, delusi? Forse sì, considerando che la lotta alle mafie sembra più un gioco di società per “grandi” bambini in cerca di applausi.
In conclusione, tra librerie preziose sull’orlo del fallimento per colpa delle astute strategie di gestione immobiliare comunale, club sportivi che giocano col bilancio come con le palline da tennis e latitanti che si presentano ai cancelli con la sicurezza di un VIP, Milano continua magistralmente il suo compito di crocevia tra finzione culturale, piccolo business e grande malavita organizzata. Un mix irresistibile per chi ama il teatro dell’assurdo quotidiano.



