Rendimenti dei bond alle stelle mentre Starmer si ritrova sommerso dalla rivolta

Rendimenti dei bond alle stelle mentre Starmer si ritrova sommerso dalla rivolta

Non c’è niente di meglio che celebrare quasi trent’anni di record nel modo più entusiasmante possibile: con i costi di indebitamento a lungo termine del governo britannico alle stelle. E tutto questo mentre il mercato obbligazionario di Londra si prepara all’elezione locale che potrebbe far tremare le fondamenta politiche del primo ministro Keir Starmer. Giusto un piccolo appunto: più di 4.800 seggi nei consigli comunali saranno messi in gioco giovedì, e, sorprendentemente, il Partito Laburista potrebbe perdere fino a 2.000 di questi. Un colpo durissimo per il già traballante Starmer, che si ritrova a fare l’equilibrista su una corda tirata da tutte le parti.

Indovinate un po’? Le votazioni sembrano pendere verso due direzioni ben distinguibili: da una parte Reform UK a destra, dall’altra il Partito dei Verdi a sinistra. Un’attenzione particolare nel guardare questo scenario sarebbe pure utile, anche se nessuno sembra avere voglia di commentare ufficialmente. Il risultato? I rendimenti dei titoli di stato britannici, i tanto amati “gilts”, sono schizzati come fuochi d’artificio, premiando il panico a Wall Street e dintorni.

Il motivo? Una manciata di parlamentari laburisti contrari, seduti comodamente tra i backbencher – quei parlamentari senza incarichi di governo, tanto per intenderci – sta tramando un colpo di scena degno di una telenovela: chiedere a Starmer di dimettersi o, perlomeno, di fissare la data ufficiale per la sua uscita dal palco politico. Loro, ovviamente, sbatteranno il mostro in prima pagina: la colpa delle pesanti sconfitte verrebbe ovviamente attribuita al loro leader, che sembra non avere più molto a suo favore.

Per non farsi mancare nulla, il rendimento del gilt decennale di riferimento è balzato di 12 punti base, raggiungendo un incredibile 5,082% – il massimo dal 2008, per i più distratti. La situazione non è certo rosea nemmeno per i titoli trentennali, saliti a un superbo 5,76%, il picco più alto da ormai 26 anni. Per dovere di cronaca, i gilts a 20 anni hanno subito un’impennata di 14 punti base, toccando un record di 28 anni. Ma certo, chi non ama vivere sul filo del rasoio?

La situazione è semplicemente perfetta per mettere in luce i giochi di potere interni a Labour. Oltre allo sconforto per le politiche fiscali, le riforme sul welfare e la controversa nomina di Peter Mandelson – un nome che accosta con grazia la familiarità con un noto caso di scandaloso abuso – come ambasciatore negli Stati Uniti, c’è un mix di stelle e promesse che scuotono la leadership.
Spuntano già i nomi di possibili sostituti, come il ministro della Salute Wes Streeting, l’ex vice primo ministro Angela Rayner e il sindaco di Greater Manchester, Andy Burnham. Peccato che quest’ultimo non abbia ancora un seggio parlamentare, ma la politica britannica sembra apprezzare i colpi di scena.

I mercati non si faranno distrarre da una sconfitta laburista

Già, perché come ci ricorda con una gentilezza degna di miglior causa Nigel Green, amministratore delegato della società di consulenza finanziaria deVere Group, una disfatta alle elezioni locali non è affatto una questione solo politica.

Nigel Green ha detto:

“Il mercato dei gilts non prenderà sottogamba una pesante perdita del Labour alle elezioni locali.”

Green sottolinea che gli investitori non si limiteranno a puntare il dito sulle ripercussioni politiche, ma vedranno in questo un segnale chiaro sulla solidità della leadership e sulla disciplina fiscale. E, soprattutto, su cosa succederà alla posizione della ministra delle Finanze Rachel Reeves, designata come l’ancora di credibilità economica di questo governo traballante.

Nigel Green ha aggiunto:

“Se la sua autorità si indebolisce o se le pressioni politiche la costringono a un atteggiamento più morbido in tema di spesa pubblica, i rendimenti saliranno alle stelle, specialmente per le obbligazioni a lungo termine dove il rischio di approvvigionamento è più evidente; i gilts a 10 e 30 anni saranno quelli più colpiti poiché gli investitori richiederanno un premio per il rischio maggiorato.”

Questi drammi non sono propriamente una novità: lo scorso luglio i rendimenti aumentarono vertiginosamente dopo una scena da lacrime in parlamento della stessa Reeves, quando si vociferava che il suo ruolo nel gabinetto di Starmer stesse per svanire sotto i colpi di una rivolta interna contro i tagli al welfare proposti. Un fulmine a ciel sereno, inevitabile in un Paese che, guarda un po’, detiene i costi di prestito governativi più alti tra tutti i membri del G7. Per capirci, i rendimenti dei titoli decennali, ventennali e trentennali superano tutti la soglia critica del 5%.

Green conclude il suo intervento con una considerazione di rara lucidità sulla situazione macroeconomica del Regno Unito: non c’è spazio per errori.

Nigel Green avverte:

“La crescita è debole, il livello di indebitamento è elevato e le pressioni inflazionistiche legate all’energia non mollano la presa. Qualsiasi minimo segnale di perdita di credibilità costringerà a una riperformance immediata del mercato. Gli investitori calcolano le probabilità: se si alzano le chances di una politica fiscale più morbida, che sia tramite tagli alle tasse in campagna elettorale, nuovi impegni di spesa o diluizione delle regole fiscali, i gilts si adegueranno all’istante.”

E chiudiamo in bellezza con un tuffo nel passato: nel 2022, quella che doveva essere la missione di gloria della premier Liz Truss, il famigerato “mini budget” costellato da tagli fiscali senza copertura finanziaria, è stato il classico esempio di come non si costruisce un piano economico decente senza far impazzire gli investitori. Gli effetti? Un vero e proprio terremoto nei mercati dei gilts, che ha fatto saltare ogni serafico equilibrio rimasto.

Liz Truss è come un incubo che tira le coperte dalla parte sbagliata del letto. Una manovra di bilancio così spettacolarmente disastrosa da far sembrare un film horror un documentario sulla contabilità pubblica. L’onda d’urto ha colpito i fondi pensione e fatto schizzare alle stelle i tassi ipotecari, regalando a Truss una memorabile uscita di scena dopo soli 44 giorni da primo ministro.

Come ha saggiamente ricordato DeVere’s Green, per gli investitori in gilt (i famigerati titoli di Stato britannici), “il ricordo della mini-Budget di Truss è ancora freschissimo”. E non serve un terremoto epocale per rimettere in moto i mercati: basta un piccolo sussulto nelle aspettative. Che vuol dire? Che l’equilibrio, in questo gioco, è sempre precario e il panico è sempre dietro l’angolo.

Non ci sorprende quindi che la turbolenza nel mercato dei gilt sia “dura da mandare giù”, parola di Nicolo Bragazza, gestore associato di portafoglio presso Morningstar Wealth. Il bello? L’incertezza politica non è una spiacevole parentesi, ma ormai un elemento fisso del paesaggio finanziario britannico, che si traduce in premi di rischio più alti, soprattutto nella parte lunga della curva dei rendimenti.

In parole povere: se le elezioni dovessero alimentare ulteriormente l’instabilità di governo, preparatevi a una bella pressione negativa su bond e sterlina. E lui, saggiamente, invita gli investitori a mantenere la calma e a guardare oltre il frastuono elettorale e la prevedibilità delle crisi politiche. Perché, come se non bastasse, la Banca d’Inghilterra si muove con passo prudente, dimostrando di voler davvero domare le pressioni inflazionistiche — un’impresa eroica in un mare di incertezze.

Bragazza commenta:

“I rendimenti rimangono attraenti se visti nel lungo periodo, l’incertezza politica è già tutta scontata nei prezzi, e la Banca d’Inghilterra agisce con prudenza per arginare l’inflazione. Nonostante seguiamo con molta attenzione gli sviluppi politici e i rischi geopolitici, soprattutto in Medio Oriente, restiamo ottimisti sui titoli di Stato britannici nel lungo termine.”

La sensazione di instabilità politica, poi, non fa altro che peggiorare il morale sul mercato dei bond. Chris Iggo, responsabile degli investimenti core della BNP Paribas Asset Management con sede a Londra, ha tradotto in termini semplici l’agonia degli investitori: cinque primi ministri britannici in dieci anni — per un paese che si vanta di stabilità normativa e politica, è come se cambiassero regolarmente il pilota in pieno volo.

Iggo ha dichiarato in un’intervista:

“La mancanza di stabilità e una strategia fiscale poco chiara stanno minando il sentimento nel mercato dei gilt. Personalmente apprezzo i rendimenti, ma la volatilità è spesso un vero pugno nello stomaco.”

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