I nostri eroici carabinieri della stazione di Agrate Brianza, con una prontezza degna di premio, hanno subito messo le manette al polso del colpevole: un 58enne residente a San Donato Milanese, già conosciuto dalle forze dell’ordine per problemi simili, perché si sa, l’esperienza è un valore, ma non sempre positivo. Ora dovrà vedersela con l’accusa di omicidio stradale. Salvare vite e far rispettare la legge, una vera impresa.
L’intervento dei soccorsi è stato tempestivo, intorno alle 11 di mattina, lungo la provinciale 13 che attraversa Agrate Brianza. Ma ahimè, nemmeno la prontezza degli operatori e il trasporto d’urgenza in codice rosso all’ospedale di Vimercate sono riusciti a evitare il peggio. Pietro Monti è deceduto sul posto a causa delle gravissime lesioni riportate. Una tragedia che lascia poche parole ma tanti, troppi interrogativi.
Le indagini e i rilievi dei carabinieri, insieme a qualche testimonianza – perché qualcuno deve pur raccontarci questa farsa – hanno chiarito bene la dinamica: il malcapitato automobilista, dopo aver trasformato il ciclista in una comparsa sfortunata, ha proseguito la marcia per decine di metri come se nulla fosse successo, fermandosi solo quando il guardrail ha deciso di fare da smorzatore di velocità. Entrambi i mezzi sono stati prontamente sequestrati, perché si sa che il codice della strada si rispetta meglio dopo un bel fermo amministrativo.
Naturalmente, il 58enne si è sottoposto agli accertamenti clinici per rilevare la possibile guida sotto effetto di alcool o stupefacenti. Quasi una formalità, visto che uno con precedenti non si smentisce mai. Ora il nostro protagonista di questa triste vicenda si gode il calore accogliente delle mura del carcere di Monza, mentre si aspetta che la giustizia faccia il suo corso.
In definitiva, un’intera comunità è stata scossa da un fatto di cronaca che ci ricorda quanto sia fragile la vita e quanto alcuni guidatori preferiscano ignorare qualsiasi senso di responsabilità pur di non fermarsi a guardare in faccia le conseguenze delle proprie azioni. Ma questa, ovviamente, è solo l’ennesima storia di ordinaria follia sulle strade italiane.



