Caos assicurato: corteo in centro e sit-in a Palazzo Marino come se fosse l’evento dell’anno

Caos assicurato: corteo in centro e sit-in a Palazzo Marino come se fosse l’evento dell’anno

Che giornata mirabolante dedicata alla “mobilitazione permanente”! Ovviamente, il tanto atteso palcoscenico è stato fornito niente meno che dal glorioso capoluogo lombardo, trasformato in un teatro di protesta per contestare quello che i valorosi organizzatori definiscono un inesauribile “atto di pirateria”… giusto in acque internazionali, perché la legalità è un optional nei momenti di spettacolo.

Il 4 maggio è stato il giorno in cui Milano ha ospitato una successione di manifestazioni che reclamavano il rilascio immediato dei coraggiosi attivisti Thiago Avila e Saif Abukeshek. I due beniamini della giustizia internazionale erano stati fermati durante il “nobile” abbordaggio della Global Sumud Flotilla. Roba da far impallidire i pirati dei Caraibi, insomma.

Il corteo serale, imponente quanto una piccola armata di mille manifestanti, è partito trionfante da piazza Scala e ha toccato le punte più pregiate del centro milanese: corso Matteotti, piazza San Babila, corso Venezia e via Turati. Insomma, una vera e propria passerella davanti ai consolati degli Stati Uniti e della Spagna, perché gli sponsor internazionali ben sappiamo come amano essere omaggiati.

Il pubblico? Un assortimento tutto italiano di attivisti di Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, l’Unione degli Studenti, gruppetti filopalestinesi e ovviamente i soliti noti dell’Alleanza Verdi-Sinistra. Perché se vogliamo fare le cose sul serio, ci vogliono proprio tutte le bandiere del comfort politico.

La conferenza stampa dal cuore di “piazza Gaza”

La giornata si era inaugurata con una conferenza stampa direttamente da “piazza Gaza”, il vezzeggiativo autoironico e poco diplomatico con cui gli attivisti hanno ribattezzato piazza Scala. Una sorta di piccola provocazione contro l’amministrazione comunale, colpevole di non aver ancora stracciato il gemellaggio con Tel Aviv. Niente, nonostante la drammatica situazione internazionale e le continue tensioni su Gaza, Milano preferisce tenersi stretto il rapporto amichevole… chissà perché.

In bella mostra, uno striscione che recitava: “Siamo tutti Thiago e Saif”. Perché l’identificazione è d’obbligo quando si tratta di attivisti internazionali incarcerati, soprattutto se rischiano la pena capitale. Il caso del povero Saif Abukeshek, nato palestinese ma dichiaratamente cittadino svedese e spagnolo, è particolarmente agghiacciante: in Israele l’attendono la forca e una lista d’accuse che manco il peggior regime autoritario saprebbe inventare.

Quando la giustizia israeliana fa faville

Maria Elena Delia, la portavoce della flotta, ci ha regalato uno spaccato di pura giustizia all’americana… ehm, israeliana, dicendo:

“Thiago e Saif sono imprigionati in uno dei peggiori carceri in Israele, accusati di cose incredibili senza nemmeno una prova. Thiago è stato accusato di aver aiutato il nemico in tempo di guerra, Saif rischia addirittura la pena di morte nonostante i suoi passaporti europei, solo perché è di origini palestinesi.”

Ma non finisce qui: Maso Notarianni, presidente dell’Arci, in perfetto stile crociato, ha aggiunto un tassello di perfetta ipocrisia:

“Avendo la nave la bandiera italiana, si tratta di un sequestro in piena regola su territorio italiano, eppure il nostro governo rimane inoperoso, nessuna azione diplomatica degna di questo nome.”

Giusto, perché in fondo mostrarsi deboli di fronte ad un episodio che coinvolge cittadini europei è sicuramente la miglior strategia per non farsi notare in ambito internazionale.

L’episodio e le polemiche sulle imbarcazioni italiane

Secondo i prodi comitati organizzatori, il blitz israeliano è avvenuto mentre il gruppo di attivisti solcava le onde su barche dalle bandiere italiane. Un affronto non da poco: si è trattato, a loro detta, di un palese attacco al diritto internazionale marittimo. Tradotto: un sequestro in mare aperto, che nemmeno i pirati più scaltreti avrebbero osato immaginare.

Oltre a invocare la liberazione immediata dei due “eroi”, gli indignati chiedono anche l’immediato blocco di ogni relazione commerciale e militare con lo stato d’Israele, qualcosa che – secondo loro – ci renderebbe improvvisamente santi della pace mondiale. Senza dimenticare l’ovvia richiesta di garanzie internazionali per tutti i membri della spedizione. Ovviamente, perché le solide norme internazionali sono sempre rispettate dalle parti in causa, no?

Il corteo: un assaggio di caos cittadino

Il gran finale è previsto per il tardo pomeriggio, quando le strade del centro di Milano saranno attraversate da un corteo che vuole dimostrare una volta per tutte che “non si vuole solidarietà, ma azioni concrete”. Tradotto: un modo delicato per annunciare che il traffico cittadino si fermerà e che l’entusiasmo per la protesta rischia di irritare anche i più pazienti automobilisti.

Le forze dell’ordine, sempre galanti molto più di quanto meriterebbero in queste occasioni, presidieranno l’evento per assicurarsi che tutto si svolga nel rispetto delle regole. O almeno come se ci si provasse, perché la coesione tra manifestanti e istituzioni è nota per essere un esempio di armonia da manuale… o quasi.

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