I Arbadetorne non sono esattamente nuovi sulla scena: venticinque lunghissimi anni a suonare, cantare e ballare tra le lande di Vandea e Poitou, spargendo la loro musica ovunque, dalla tranquilla Francia all’ancora più tranquilla Europa. E ora? Ah, la magia del rimescolamento! Nuova musica, nuove dinamiche, ma sempre la stessa irrefrenabile smania di far sussultare le piste da ballo.
Quindi preparatevi: Michaël Auger alla fisarmonica e voce, Maxime Chevrier con il violino e la voce, e Benoît Michaud alla ghironda e voce, vi guideranno in un vortice di suoni e movimenti. E no, non è finita qui: dopo il concerto che inizia puntuale alle 21:45, arriva il DjFolk Samuel DanD a far ballare fino all’una e mezza del mattino. Sì, perché il sonno è per i deboli e voi siete qui per la musica vera.
Ma attenzione, non è tutto gratis e senza regole
Naturalmente, in un mondo perfetto come questo, per partecipare bisogna prenotare anticipatamente – perché mai improvvisare? – e pagare in anticipo, mica illudersi di entrare gratis. Tre sono le opzioni, così potete scegliere il dolore con la vostra carta di credito:
– Solo concerto, per chi vuole solo godersi la musica senza distrazioni.
– Concerto + stage pomeridiano, per chi vuole anche sudare un po’ imparando le danze.
– Solo stage, per chi si sente ballerino dentro e vuole solo pestare i piedi nell’ora più calda.
Biglietti? Non rimborsabili, ovviamente, siamo in un mondo dove la gentilezza è una rarità. E se proprio non ci potete venire, nessun problema: li potete passare a un amico, ma solo scrivendo alla fantomatica mail di prenotazioni. Ah, e per i meno di 26 anni c’è un piccolo sconto di 3 euro valido per il concerto del 5 giugno, perché ogni generazione ha il suo privilegio, anche se minimo.
Il pasto dell’eroe folk
Un’altra chicca: dalle 19 in poi la cucina è aperta, così potrete ingollare qualcosa di commestibile prima di scatenarvi. Ovviamente la prenotazione del tavolo deve passare per un complicatissimo form online, perché chi vuole semplicità?
E se vi stavate chiedendo il prezzo dell’ingresso? Naturalmente, si entra solo con la sottoscrizione e la tessera Arci, perché senza non si tifa, non si balla e soprattutto non si mangia. Politica culturale o modo intelligente per garantirsi un pubblico fedele? Chissà.



