Giovanni Mandelli del comitato Città delle persone spiega con la calma di chi ha perso il conto dei morti: “Chiediamo più sicurezza per i nostri ragazzi, ma anche per noi stessi. Ormai ogni anno contiamo le vittime sulle nostre strade, causate dall’irresponsabilità di chi schiaccia l’acceleratore come se fosse una gara. Così abbiamo deciso di far sfilare genitori e bimbi della scuola Tito Speri, perché se non ti innamori di un flashmob, allora forse guarderai almeno il segnale stradale.”
Ovviamente la scelta del luogo non è casuale: qui, proprio in questo angolo di città dimenticato dalla dea bendata della sicurezza, a settembre scorso si è consumata la tragedia. Mattia Barone, insegnando involontariamente a tutti quanto sia rischioso affidarsi al buon senso degli automobilisti, ha perso la vita semplicemente attraversando sulle strisce, l’unico gesto civile e sancito dal codice, che in questa città sembra un delitto.
Nel frattempo, mentre le auto sfrecciano indisturbate tra i passanti, gli abitanti si organizzano con flashmob pacifici, perché nulla dice “efficienza” come occupare le strisce pedonali per due minuti sperando che il messaggio passi. Se non altro, almeno i bambini possono divertirsi a camminare in cerchio, mentre i guidatori, forse per la prima volta, alzano lo sguardo dal cellulare.
Ma perché fermarsi qui? Se la realtà insegna qualcosa, è che in molte città la sicurezza stradale è un optional, coltivata più a parole che nei fatti. Il comitato Città delle persone con questo gesto vuole mettere in luce proprio questa sconcertante assenza di responsabilità da parte di chi dovrebbe garantire strade sicure, e soprattutto mettere in mora gli automobilisti incoscienti, ormai abituati a trasformare ogni attraversamento pedonale in un possibile campo minato.
Ecco dunque che un flashmob a suon di piccoli passi e cartelli colorati diventa l’ultima frontiera della lotta civile per la vita urbana. Nei fatti un’amara ironia sulla sicurezza stradale: per ottenere quel minimo di protezione bisogna passare dalle parate pacifiche, perché forse solo con la presenza fisica di decine di bambini si riesce a scuotere le coscienze di chi dietro un volante crede di essere al centro del mondo.



