Prendiamo per esempio la fiammante Euclyd, una startup olandese che si vanta di avere dietro di sé niente meno che l’ex CEO di ASML, quel colosso delle apparecchiature per la produzione di chip (che, a giudicare dai numeri, sembra aver fatto centro). Dice il fondatore Bernardo Kastrup che sono in trattativa per una raccolta fondi “minima” di ben 100 milioni di euro. Eh sì, perché non basta mica avere un nome altisonante, serve soprattutto qualche cifra da capogiro.
Nel Regno Unito la startup Optalysys si sta preparando a una raccolta fondi superiore ai 100 milioni di dollari. Sempre da quelle parti, la britannica Fractile e la francese Arago pare stiano battendo cassa per cifre a nove zeri. Naturalmente, le due ultime hanno declinato il privilegio di commentare o rispondere, mantenendo l’aura di mistero che tanto piace agli investitori – o forse no.
Nel frattempo, in questo 2026 che promette scintille, sono già stati riversati oltre 200 milioni di dollari nelle casse olandesi di Axelera e britanniche di Olix. Wow, un vero festival di capitali pronti a finanziare la “silicon valley europea” in salsa AI.
Ah, Nvidia: il colosso che si è ritrovato a dominare il mondo non perché ha progettato chip per intelligenza artificiale, ma perché inizialmente i suoi processori grafici (GPU) erano destinati ai videogiochi. Non che la cosa abbia impedito loro di trasformare tutto questo in una macchina da soldi, e oggi sono i numeri uno indiscussi.
Ma ora, incredibile ma vero, si fa gran parlare di come ottimizzare “l’inferenza AI” – ovvero quella fase in cui i modelli di intelligenza artificiale vengono effettivamente usati, anziché addestrati. Ed è qui che sbucano i nuovi protagonisti europei, con le loro soluzioni “più efficienti” e persino capaci di risparmiare energia a livelli fantasmagorici (se tutto va bene, ovviamente).
Patrick Schneider-Sikorsky, che rappresenta il Fondo d’Innovazione della Nato e ha investito in Fractile, ci illumina con queste perle: “L’inferenza è il presente, e l’architettura GPU tradizionale non era pensata per questo, almeno non su larga scala.” Agghiacciante considerazione, no? Come se il mercato e la tecnologia avessero fatto finta di nulla fino ad ora.
In più, il buon Patrick ci regala il tocco geopolitico di stile: le restrizioni americane sulle esportazioni, il rischio di concentrazione attorno a TSMC (il colosso taiwanese, ormai anch’esso una star del settore) e, ovviamente, la “sovranità europea nel computing” spingono i soldi verso un “silicio tutto casa e famiglia”. Insomma, il futuro è europeo… o almeno così amiamo crederci.
Dall’ombra di ASML alla gloria promessa del chip
Euclyd, fondata nel 2024 da un ex direttore di ASML e con l’ex CEO di quella che chiamiamo la “Big Mama” dei macchinari per chip come consigliere e investitore, si vanta di un prototipo che promette una efficienza energetica 100 volte superiore a quella dei già potenti chip Vera Rubin di Nvidia.
Ovviamente, Nvidia non ha risposto alle domande di chi voleva un confronto diretto, forse impegnata a ridere sotto i baffi. Nel frattempo, Euclyd ha raccolto meno di 10 milioni con il seed fund e ora cerca un’altra mega spinta finanziaria per ampliare la produzione e iniziare a vendere qualche pezzo.
Il loro segreto? Mentre le GPU trascorrono un sacco di tempo a spostare dati per la memoria, i chip di Euclyd sarebbero capaci di processare i dati “in più posti contemporaneamente”, aumentando così – a quanto si dice – l’efficienza per l’inferenza AI. Parola del fondatore Kastrup.
Il progetto è ambizioso: rendere i data center AI meno energivori, meno cari e con un impatto fisico ridotto, un sogno da cui anni di innovazioni nel settore tradizionale sembrano averci fatto allontanare di molto. C’è solo un piccolo dettaglio: questi sistemi non sono ancora mai stati testati su vasta scala in partnership commerciali. Tradition is tradition, dopotutto.
Il prototipo di Euclyd esiste, eccome, e stanno lavorando a un sistema multi-chiplet, più veloce, che vorrebbero lanciare entro il fatidico 2028. Le trattative per la fornitura con quattro potenziali clienti sono in corso, con due di questi pronti a ricevere i prodotti già il prossimo anno. Speriamo nel miracolo.
Nel frattempo, da Olix, startup britannica con sguardo luminoso sui processori fotonici (sì, quelli che usano la luce per spostare dati e fare calcoli – un’idea futuristica che sembra uscita da un film), si prospettano le prime consegne nel 2025. Anche qui però siamo ancora in modalità ricerca e sviluppo e non esistono miracoli già pronti all’uso.
Taavet Hinrikus, investitore in Olix, ci racconta con tono entusiasta ma un po’ dimesso che il limite attuale degli chip – soprattutto delle GPU – sta nel fatto che sono ormai “arrivati a un punto in cui non si possono più rimpicciolire”. In parole povere, la miniaturizzazione pettina la sua ultima ciocca prima di arrendersi.
Intanto i produttori corrono a infilare più componenti possibili sui wafer (le sottigliezze di silicio su cui si basano i chip), perché più pezzi ci stanno, più business si fa. Economia, baby, quella vera.



