Il Premio LUX Audience Award, quella scintilla di luce che si ostina a brillare su film che, con grande difficoltà, provano ad aprirci gli occhi su esperienze lontane dalle nostre comodità, anche quest’anno ha fatto centro. Il vincitore? Un film intitolato Deaf, che con coraggio, calore e un’autenticità quasi commovente ci porta nell’universo di una donna sorda alle prese con la maternità in un mondo palesemente non progettato per lei.
Eva Libertad, la regista – non certo avara di sensibilità – ci consegna una finestra indimenticabile sulla vita di Ángela, una donna sorda incinta e preoccupata di riuscire a comunicare e crescere la sua bambina in un contesto che sembra fare tutto il possibile per ignorarla. Un capolavoro in cui la performance della protagonista, la straordinaria attrice sorda Miriam Garlo, spicca tra mille proclami sulla diversità come una sentenza inequivocabile: forse è il caso di ascoltare davvero, e con orecchie nuove.
Sabine Verheyen, vicepresidente del Parlamento Europeo, non ha nascosto il suo entusiasmo nel commentare la scelta:
“Il Premio LUX Audience Award illumina quei film che ci aprono gli occhi su esperienze diverse dalla nostra. Quest’anno Deaf fa proprio questo – con coraggio, calore e rara autenticità. Spero che questo premio metta a fuoco la comunità sorda, la diversità in Europa e promuova politiche di inclusione che migliorino le loro condizioni di vita.”
E non manca nemmeno la perla di ottimismo dell’autrice, Eva Libertad:
“Confido che questo premio contribuisca a cambiare lo sguardo della società sulla diversità; che essa non venga più vista come un problema, ma come una ricchezza umana.”
Un cast di “esclusivi” concorrenti
Per completare il quadro, ricordiamo gli altri quattro titoli finalisti selezionati per questo ambizioso premio di portata europea (che, diciamolo, ha il merito di fare un po’ di pubblicità agli autori meno noti). Tra questi figurano: Christy del regista irlandese Brendan Canty, It Was Just an Accident del pluripremiato iraniano Jafar Panahi, vincitore nel 2012 del prestigioso Premio Sakharov, Love Me Tender della francese Anna Cazenave Cambet e Sentimental Value del norvegese Joachim Trier. Un vero festival sulla diversità europea, potremmo dire.
Un dramma richiama l’attenzione su “quel dettaglio” della società
Il film vincitore segue la vita di Ángela, donna sorda incinta di un compagno udente, alle prese con timori ampiamente giustificati sulla maternità e sulla sua capacità di comunicare con la figlia in un sistema che sembra completamente disinteressato alla sua realtà. Sembrerebbe una banalità, eppure, in un continente che si vanta di inclusione e diritti, questi temi sono ancora una campagna di guerriglia culturale.
La scelta del vincitore non è stata fatta da una giuria composta da esperti o snob cinematografici, bensì dal pubblico europeo e dagli Europarlamentari. Entrambi hanno espresso il loro voto tramite una piattaforma digitale dedicata – alternativa davvero all’avanguardia per premiare un film che parla di esclusioni sociali.
Paradossalmente, i voti del pubblico e dei politici avevano lo stesso peso, come a voler sottolineare che, in fin dei conti, il cinema sociale piace a tutti, anche a chi dovrebbe tradurlo in politiche concrete e non solo in patetici discorsi.
Dal premio all’inclusione vera: una strada ancora lunga
Il Parlamento Europeo non è nuovo a queste iniziative spettacolari: dal 2007 sostiene la distribuzione di film europei tramite il LUX Audience Award, offrendo sottotitoli in ben 24 lingue comunitarie. Quest’anno, in un lunghissimo sforzo di accessibilità, è stato fatto un primo modesto passo inserendo sottotitoli per sordi e ipoudenti. Impressionante, vero?
Naturalmente, il Parlamento lavora in collaborazione con la European Film Academy, la Commissione Europea e la rete Europa Cinemas, seguendo il diplomatico obiettivo di ampliare il pubblico e rafforzare quel ponte immaginario – ma tanto amato – tra cittadini e politica. Perché, si sa, un film visto è una scheda elettorale meglio motivata.



