Come se la crisi mondiale non fosse ancora abbastanza, ecco spuntare i nuovi “Alfieri della Repubblica”, quei giovani che il Presidente Sergio Mattarella ha deciso di premiare per il loro smisurato altruismo e senso civico nel 2025. Non si tratta di supereroi con mantelli o di inventori di chissà quale rivoluzionaria tecnologia, ma di semplici ragazzi con idee così originali che quasi ti fanno pensare: “Ma certo, perché non ci aveva pensato prima nessuno?”.
Tra i 28 prescelti, spiccano orgogliosamente due torinesi: Leonardo Figello, classe 2008, e Mariasole Di Biase, nata nel 2011 e residente a Nichelino. La loro impresa? Niente di meno che trasformare un’utilitaria vintage in un centro di solidarietà mobile e aiutare ragazzi con sindrome di Down a farsi spazio nella società. Insomma, niente di drammaticamente rivoluzionario, ma piuttosto piccoli gesti quotidiani che, a quanto pare, valgono una bella targhetta di riconoscimento dal Quirinale.
La geniale trovata dell’Apecar
Leonardo Figello ha deciso che come ogni mattina, parcheggiare davanti al liceo classico Cavour con un’insolita Apecar carica di ogni ben di Dio fosse il suo modo di cambiare il mondo. Il mezzo è stato battezzato “CondividApe”, un nome semplicemente indimenticabile, per invitare chiunque abbia bisogno a servirsi a piacimento, lasciando magari qualcosa se si può. Dentro? Da semplici generi alimentari a vestiti, libri, giocattoli e, perché no, biglietti del tram – per non farsi mancare proprio niente.
Il progetto, attivo ormai da oltre un anno, ha avuto un successo che nemmeno Leonardo si aspettava: da quelle prime cassette vuote in poche ore, a oggi rappresenta un punto di riferimento per chi cerca non solo aiuto ma anche un po’ di compagnia solidale. Una piccola comunità si è formata attorno all’Apecar, diventando la dimostrazione lampante che un po’ di buon cuore, una vecchia macchina e un cartello ben piazzato possono apparentemente scuotere anche i più cinici.
Mariasole e il volontariato che spopola
Quando si parla di generosità, non possiamo dimenticarci di Mariasole Di Biase, che ha deciso di passare il suo tempo libero con la Associazione A.I.R. Down, affiancando ragazzi con sindrome di Down nelle attività quotidiane: dai compiti alle vacanze estive. Insomma, sembra un impegno che pochi la domenica mattina potrebbero chiaramente immaginare per sé.
Mariasole incarna quell’idea di volontariato che fa tanto bene all’anima e alla società, portando inclusività e autonomia a chi ne ha più bisogno, il tutto condito con un pizzico di sana partecipazione civica che a molti, forse, farebbe comodo.
“Sperimentare e comunicare la solidarietà”: l’enunciato che spacca
Il tema portante di questa edizione degli “Alfieri” era tutto sommato poco ambizioso: «Sperimentare e comunicare la solidarietà». Ovvero un invito quasi neanche troppo velato agli adolescenti a farsi vedere più empatici e impegnati nella società, per quel tanto che basta a fuggire dallo stereotipo del teenager rincoglionito, distaccato dalla realtà. Che rivoluzione.
Le storie dei premiati disegnano un mosaico di buonismo in azione: volontariato, coraggio – parola grossa, ma ci stiamo -, attenzione sincera verso gli altri e, ciliegina sulla torta, la trasformazione di fragilità personali in presunte risorse. Parole altisonanti per descrivere qualche ora di impegno in più e un po’ di buon cuore riciclato dalle famiglie. Ah, e giusto per non escludere nessuno, sono state distribuite pure quattro targhe di gruppo per esperienze inclusive, basate sulla famigerata cooperazione e rispetto reciproco – scommetto che tutti facevano finta di crederci.
In conclusione, in un’epoca in cui il cinismo sembra dominare, ecco servito il fresco ritratto di una gioventù che, almeno in parte, sembra riuscire a coltivare un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: aiutare il prossimo con qualche gesto concreto. Non resta che aspettare con ansia la prossima edizione e vedere quale altra perla di civiltà verrà proposta per far sognare l’Italia migliore.



