“È davvero una sfida eroica, quasi impossibile, sopportare di far parte di un Partito così.” Così esordisce Emanuele Fiano, ex deputato milanese del Partito Democratico, con la sua solita delicatezza da diplomatico europeo avvelenato. La scintilla della sua ira si accende venerdì 10 aprile su un social network, quando il suo partito, con una decisione che sembra uscita da un copione di una commedia tragicomica, chiede la sospensione del gemellaggio di Milano con Tel Aviv.
Fiano racconta con animo offeso: il Partito Democratico di Milano, forse dopo una lunga e appassionante discussione nella direzione provinciale – dalla quale lui, poverino, è stato estromesso da quando ha lasciato il Parlamento – oppure per un’illuminata decisione dei “vertici”, ha rilanciato la proposta di congelare il gemellaggio con Tel Aviv. E non è solo un’idea strampalata: vede che la proposta è sostenuta in giunta dal capogruppo Beatrice Uguccioni, dall’ex eurodeputato Pierfrancesco Majorino e, immancabilmente, dal segretario metropolitano Capelli.
La semplificazione manichea in salsa democratica
“Bravi, complimenti: avete trovato la formula magica per mettere a tacere ogni dubbio!” ironizza Fiano, che sottolinea come a Tel Aviv – negli ultimi tre anni, neanche a dirlo – centinaia di migliaia di persone abbiano pacificamente chiesto la fine della guerra a Gaza prima, e ora contro l’Iran e il Libano. Sono stati loro a sfilare contro Benyamin Netanyahu e il suo governo, definito da Fiano stesso “razzista e reazionario”. A questi intrepidi manifestanti si aggiungono i giovani che rifiutano di arruolarsi nell’esercito, quelli che marciano con le immagini dei bambini palestinesi uccisi. Solo pochi giorni fa, la polizia israeliana ha persino malmenato per disperderli Colette Avital, “una nostra anziana compagna laburista” che da anni opera nel dialogo pacifico tra israeliani e palestinesi.
Ma, chissà perché, il Partito Democratico decide che l’importante sia rompere ogni rapporto con tutta Tel Aviv, inclusa quella parte della città che si strugge per la pace eterna. Secondo Fiano, questa decisione è una “genialata da alta politica”, il classico esempio di manicheismo che divide il mondo tra il bene immacolato e il male assoluto. Ovviamente, con il male bisogna tagliare ogni ponte. E qui non si può non applaudire la coerenza: il gemellaggio va sospeso con chiunque provochi fastidio, anche senza un reale esame delle condizioni.
Fiano aggiunge la ciliegina sulla torta del paradosso: proprio mentre 600 accademici israeliani firmano un appello contro la violenza dei coloni, che espellono i palestinesi dalla Cisgiordania infrangendo ogni diritto nazionale, internazionale e perfino elementare umanità, Milano sembra ignorare questa complessità con un tratto di penna avvelenata.
Un salto indietro nel tempo: quando la sinistra dialogava anche con chi non piaceva
Emanuele Fiano non ne può più. Il ricordo lo trascina indietro nel tempo felice in cui, da militante nel PCI milanese e poi nel PDS, si organizzavano incontri con la sinistra palestinese e israeliana, persino viaggi nelle terre del conflitto per capire, conoscere, studiare (oggi una parola quasi arcaica) e promuovere il dialogo. Qualcosa che nel Partito di oggi sembra pura fantascienza.
Mai, sostiene con amara delusione, è stato chiesto a chi vive da decenni questa tragedia di contribuire a una discussione vera, mai si è aperto un dibattito serio. Ma il bello deve ancora arrivare: perché mai, si chiede Fiano, non si invoca la sospensione del gemellaggio con Chicago per l’epopea trumpiana? Oppure con San Pietroburgo alla luce delle “delicate” performance di Putin? (Per chi se lo chiedesse, il gemellaggio con San Pietroburgo è già stato sospeso nel 2012, per la gioia della coerenza.)
Dal twittatore trafitto traspare una domanda retorica così pungente da sembrare un bisturi: cosa resterà del Partito Democratico se per ogni complessità geopolitica la risposta è un taglio netto senza neanche un briciolo di confronto o razionalità? Come se il mondo fosse bianco o nero, senza sfumature e senza macchie, una propaganda sublime da manuale della semplificazione più banale e distruttiva.



