Una lettera di diffida indirizzata al Comune di Milano per pretendere la chiusura immediata del fantasmagorico Cpr di via Corelli, quel gioiellino di “centro di permanenza e rimpatrio” che, guarda caso, è già sotto l’occhio vigile delle indagini per come viene gestito. Un vero paradiso, insomma, per chi ama le contraddizioni e la trasparenza a targhe alterne.
A firmare l’iniziativa – presentata il 10 aprile da una banda di cinque illustri consiglieri della sinistra milanese – sono Cecilia Strada (Pd), Onorio Rosati (Avs), Luca Paladini (Patto Civico), Paolo Romano (Pd) e Rahel Sereke (consigliera del Municipio 3). Dopo un’ispezione ufficiale nel centro, hanno deciso di rompere finalmente il silenzio imbarazzante, si direbbe.
Cecilia Strada e soci dichiarano con perentoria sicurezza:
“Chiediamo con una diffida al sindaco Giuseppe Sala di sollecitare il ministro dell’Interno affinché metta la parola fine al Cpr di Milano. Da anni questo luogo è un teatro di tentativi di suicidio, atti di autolesionismo e – ovviamente – abusi da parte delle forze dell’ordine. Il tutto occultato con la maestria di chi cela i problemi nei registri ufficiali… o meglio, non li inserisce proprio. Trasparenza? Una chimera.”
Chissà quale incantesimo proteggerà questa struttura per permettere che fatti così gravi vengano nascoste, facendo sorgere l’immancabile dubbio sulla sincerità di chi dovrebbe tutelare i diritti umani… ma forse si limitano a far finta di farlo.
Il Tempismo Perfetto e la Risposta della Sinistra
Dove c’è un problema serio, spesso arriva puntuale un’altra dose di sceneggiata politica: infatti, questa iniziativa cade a ridosso del ben noto – e alquanto chiacchierato – Remigration summit, quel raduno anti-migranti di estrema destra che, guarda un po’, si terrà il 18 aprile in piazza Duomo a Milano. Il tutto a una settimana esatta dall’anniversario del 25 aprile, ovvero il giorno della Liberazione, quel ricordo storico che evidentemente non perde mai l’occasione di essere evocato… specialmente quando urge una buona dose di contrasti.
Il democraticissimo Paolo Romano spiega senza troppa ironia:
“Lunedì in consiglio comunale presenteremo una mozione per prendere ufficialmente le distanze da questo raduno xenofobo, un evento che pretende di normalizzare il razzismo.”
E per il 18 aprile, ovviamente, tutta la sinistra e le varie anime della società civile scenderanno in piazza, a manifestare con la carica emotiva tipica di chi ha trovato finalmente un nemico da battersi: il Remigration summit.
Si può dire tutto tranne che l’inazione e l’indifferenza non sappiano trovare il giusto contrappeso in qualche bella manifestazione di facciata. In fondo, ci vuole poco a ribadire che si è contrari al razzismo da un microfono, mentre si sorvola con beata noncuranza sulla trasparenza ormai ridicola de “quel posto”.
Insomma, il Cpr di via Corelli è un perfetto esempio di come la gestione degli spazi di detenzione per migranti riesca a navigare felice tra tentativi di suicidio e abusi impuniti, il tutto senza fare rumore nei registri ufficiali. Che il tentativo di chiudere questa “meraviglia” urbanistica sia sincero o pura finzione resta, naturalmente, tutto da vedere.



