Provenzano si diverte a prendere in giro Vespa e lui esplode: basta silenzio immediato

Provenzano si diverte a prendere in giro Vespa e lui esplode: basta silenzio immediato

Durante la puntata di “Porta a Porta” del 9 aprile, si è assistito a un piccolo spettacolo di buonafede e calma zen da parte di Bruno Vespa, che ha mostrato quell’incredibile virtù dell’ira quando ha preparato una sceneggiata contro Giuseppe Provenzano. Il deputato del Partito Democratico aveva semplicemente osato interrompere Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, e l’inflessibile conduttore ha subito reagito come se fosse stata violata la sacra regola dell’”ordine e decoro”.

Alla pacifica obiezione di Provenzano – che, da vero sostenitore della democrazia, ha osato ricordare che «stiamo interloquendo, siamo in uno studio democratico» – Vespa ha prontamente replicato, con la raffinatezza di un dittatore da salotto: «vuole venire al posto mio?», indicando la sua poltrona. Insomma, un invito gentile come un calcio nel sedere per ricordare chi comanda.

Ma non finisce qui. Quando Provenzano ha risposto con un tocco di sarcasmo aristocratico, suggerendo che forse Vespa dovrebbe sedersi «da quella parte», riferendosi non solo a Malan ma anche al direttore di Libero, Mario Sechi, la calma di Vespa è svanita come neve al sole. In un impeto di sincerità dicotomica, Vespa ha sbottato: «Questo non glielo consento. Lei deve trovare una trasmissione, che in maniera isterica, con quello che vedete in giro sulla par condicio… Non glielo consento! Non glielo consento! Ha fatto una battuta, se la poteva risparmiare. La prego adesso stia zitto». Come dire: «Fai il buffo, ma non troppo».

E ovviamente, la parola è tornata a Malan, perché in fondo il vero diritto di parola in certe trasmissioni appartiene a chi riesce a non offendere troppo la sensibilità del conduttore, più che alla pluralità del dibattito o alla democrazia.

Un quadretto perfetto per chi ama la serietà e l’imparzialità garantite dalla televisione pubblica, dove il concetto di “trasmissione democratica” sembra più un optional da tirare fuori quando fa comodo, e l’ironia è un lusso concesso solo a pochi eletti.

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