«Forza Maestra Giordana!». Eh sì, perché niente dice “campionessa di rugby” come un megastriscione pieno di disegni pasticciati e dediche affettuose di bambini di una scuola elementare di Padova. La nostra eroina è Giordana Duca, seconda linea della nazionale femminile italiana di rugby con ben sessanta caps, pronta a sfidare la Francia nel prestigioso Sei Nazioni allo Stade des Alpes di Grenoble. E, sorpresa delle sorprese, mentre fa leva sui muscoli tra ematici e placcaggi, nel frattempo è anche maestra di sostegno in una quinta elementare.
Insomma, una che sa bene cosa significhi gestire una squadra, che sia fatta di avversarie arrabbiate o di scolari vivaci: «Lavoro come maestra di sostegno per una bambina – conferma lei stessa –, ma in realtà do una mano un po’ a tutti, mi muovo nella classe cercando di aiutare chi ne ha bisogno». Degli studenti così entusiasti da diventare i suoi più accesi tifosi, con cartelloni, dediche e persino promesse di incitamento.
Non c’è solo la fatica atletica, c’è tutta l’emozione di un ritorno: «Preparare un nuovo Sei Nazioni è un casino, sì, ma è una sensazione che aspettavo da tempo. Da quando abbiamo giocato l’ultima partita insieme è passato un secolo. Il gruppo è tutto nuovo, ma le più giovani stanno lavorando con impegno e qualità, e questo fa ben sperare».
Ma la vera sorpresa – manco a dirlo – è arrivata proprio dai piccoli, che l’hanno fatta sciogliere come neve al sole: «Prima di partire per la trasferta, mi hanno regalato un cartellone dove ciascuno ha disegnato qualcosa e scritto una dedica. C’erano scritte come “Forza maestra Giordana”, “Vinci per la quinta A” e “Ce la farai, noi siamo con te”. Mi sono quasi commossa, tanto da versare qualche lacrima. Non me l’aspettavo proprio», racconta tra un sorriso e un sospiro.
Il tutto è successo in una situazione apparentemente ordinaria: una bambina doveva cambiare insegnante e Giordana, con tutta la calma del mondo, aveva dato l’ok. Ma poi, quando stava per andarsene, una collega le chiede di fermarsi un attimo e la bambina le porge quel cartellone, seguito da una letterina carica di incoraggiamenti degni di un film d’avventura. E qui si capisce che la nostra seconda linea non si distingue solo in campo, ma anche davanti a una classe di piccoli, indisciplinati e impazienti alunni.
«Il ruolo di maestra è una bomba: impegnativo, faticoso, ma con soddisfazioni talmente grandi che ti fanno venire la pelle d’oca. Vedere quei piccoli progressi, tra urla, caos e risate, ti fa diventare una professionista e una persona migliore», prosegue con un sorriso che tradisce una dose di ironia verso la sua classe “piuttosto agitata”.
Quanto al divario tra la Giordana atleta e quella insegnante, lei lo mette così: «Essere seconda linea è tutta un’altra fatica, molto più fisica, ma è una sfida che affronto con la stessa voglia e determinazione. I bambini, infatti, sono andati a cercarmi su internet come se fossi una star nascosta: non credevano che una maestra potesse essere una nazionale! Hanno seguito anche la finale dello Scudetto e ovviamente mi hanno detto che mi hanno vista in televisione. Quest’anno, fidatevi, la tifoseria sarà più numerosa e rumorosa che mai».
Non contenta di spaccare sul campo e in classe, Giordana si cimenta anche nel ruolo di ambasciatrice del rugby nella sua piccola comunità: «Cerco di avvicinare qualche bambino a questo sport, e qualcuno ha già fatto i primi passi. Avere in mezzo ai banchi una che parla con entusiasmo di rugby aiuta, anche solo a incuriosire e magari, chissà, a far cominciare un’avventura sportiva».
Dulcis in fundo, la star della quinta A deve ancora risolvere un piccolo problema logistico: plastificare il cartellone, enorme e prezioso come un trofeo. «Ho chiesto aiuto a Beatrice Veronese per trovare dove farlo, così potrò conservarlo e appenderlo nello studio della mia futura casa senza rovinarlo. Questi momenti non si dimenticano, mica si parla solo di allenamenti e partite, ma di rapporti umani e ricordi che ti lasciano la pelle d’oca», conclude con la consapevolezza di chi sa di avere in mano qualcosa di molto più grande di un pallone o di un banco di scuola.



