La Gran Bretagna vara il piano geniale: passaggio nello Stretto di Hormuz a costo zero, perché pagare è troppo mainstream

La Gran Bretagna vara il piano geniale: passaggio nello Stretto di Hormuz a costo zero, perché pagare è troppo mainstream

Yvette Cooper, la super solerte ministra degli Esteri del Regno Unito, ha preso il centro della scena virtuale a Londra per una missione di vitale importanza: rivendicare l’accesso libero e gratuito allo stretto di Hormuz. Sì, proprio quello che l’Iran cerca di mettere sotto una specie di pedaggio da un bel po’ di tempo, così perché no. Che c’è di più moderno e internazionale del pagare il transito delle navi in criptovalute? Il mondo degli affari petroliferi ringrazia calorosamente.

Nella sua solenne orazione da Mansion House, Cooper ha rimarcato, con la saggezza che solo una ministra può avere, che “le libertà fondamentali dei mari non possono essere unilateralmente ritirate o messe all’asta a singoli offerenti”. Per chi non fosse ferrato: niente dazi, niente pedaggi, niente mance per la navigazione in quelle acque internazionali. Che geniale principio di buon senso globale, nonostante qualcuno a Teheran pensi che un extra guadagno con le criptovalute sia il futuro del commercio marittimo.

Ora, per chi non lo sapesse, lo stretto di Hormuz è solo quel piccolo passaggio obbligato tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, per il 20% dell’intero petrolio e gas mondiale. Eh sì, cosa volete, giusto un canale stretto che regge il polso energetico del pianeta.

Ma la raffinata retorica britannica non si ferma qui. Cooper vuole anche infilare nel pacchetto di pace il travagliato Libano, chiedendo che venga incluso nella tregua di due settimane siglata tra Stati Uniti e Iran. Una tregua che – ovviamente – dev’essere rispettata alla lettera: niente ricadute nei conflitti, nessuna nuova minaccia da parte di Teheran verso i suoi vicini, e ciliegina sulla torta, lo stretto di Hormuz deve tornare ad essere totalmente libero. Di nuovo: un invito al passaggio gratuito, tipo autostrada a Milano di domenica mattina.

Yvette Cooper lancia la sfida sottolineando quanto la crisi mediorientale stia facendo piangere i portafogli dei britannici: tra tassi ipotecari in salita, prezzi del carburante alle stelle e carovita galoppante. Ovviamente, mentre lei parla, il primo ministro Keir Starmer si sposta tra i Paesi del Golfo per discutere di come sostenere diplomaticamente questo fragile armistizio fatto di buoni propositi e spettacolari contraddizioni.

Le meraviglie del controllo su uno dei nodi più strategici del pianeta

È affascinante constatare come il mondo occidentale, con la sua democrazia iper-funzionale e l’onnipresente diritto internazionale, si affanni per difendere un passaggio marittimo senza pedaggi, come se fosse un parco giochi aperto a tutti. Ma non appena un Paese come l’Iran prova a muovere la cornetta sull’eternamente indigente telefono di questa storia, si scatena il gigantismo diplomatico: “No, non puoi. È acqua internazionale.” Al contempo, però, nessuno sembra troppo sorpreso che il vicino potente (leggi le superpotenze mondiali) giochi a scacchi con truppe e sanzioni proprio in quella stessa regione.

E mentre ci si indigna per i poveri petroliere che dovrebbero passare senza pagare, ci si dimentica che sono proprio questi stessi cuori di ferro galleggianti a guidare un sistema globale basato su contratti milionari, alleanze mutevoli e un’infinità di interessi economici che poco hanno a che fare con i principi astratti sulle “libertà di navigazione”. Un’altra bella pagina di coerenza internazionale da aggiungere al dizionario della diplomazia moderna.

Dunque, da una parte l’era delle criptovalute usate da Teheran per i passaggi in mare e dall’altra l’orda cristallina di politici occidentalisti che si ergono a paladini del libero transito, salvo poi archiviare sotto il tappeto i giochi di potere che rendono ogni vittoria sulla carta una burla colossale. Indubbiamente, i giochi dello stretto di Hormuz continuano: comprate i pop-corn, lo spettacolo è appena iniziato.

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