Di nuovo in tribunale: il processo bis per Alessandro Impagnatiello
Per chi credeva che la giustizia fosse una passeggiata, ecco la chicca: la Corte di Cassazione ha deciso di far tornare Alessandro Impagnatiello sotto i riflettori con un processo d’appello bis. Perché? Semplice, c’è da discutere sull’aggravante della premeditazione, che i giudici d’appello avevano gentilmente escluso. Insomma, non bastava un solo verdetto, ora si riparte da capo.
La storia che conosciamo benissimo riguarda il terribile omicidio di Giulia Tramontano, incinta di sette mesi, avvenuto a Senago. Il protagonista, Impagnatiello, si è visto negare quell’aggravante che renderebbe il suo gesto ancora più odioso. Ma non solo: sia i pm sia la difesa hanno fatto ricorso. Gli stessi che vorrebbero “premiare” l’assassino, chiedendo persino la cancellazione dell’aggravante della crudeltà e, attenzione, il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Impagnatiello e la sua ‘premeditazione’ da manuale (o quasi)
La procura generale della Cassazione non ci gira intorno e definisce il delitto come un “agguato organizzato e premeditato”. Pare infatti che Impagnatiello abbia pianificato il misfatto per almeno sei mesi, non proprio una decisione impulsiva da bar. Già a dicembre 2022 aveva iniziato a documentarsi, curiosamente, su come maneggiare il veleno per topi – sì, proprio quello. Non è uno scherzo: cinque mesi prima del delitto il nostro eroe era impegnato a studiare il modo di avvelenare la sua compagna.
Ma, attenzione, secondo i giudici d’appello, questo non significa affatto premeditazione. No, no: era solo un indeciso tentativo di provocare un aborto, quasi una normale manovra medica fai-da-te, dettaglio che snatura completamente il senso del gesto. Una giustificazione che sfida ogni minima logica, ma che evidentemente basta a tranquillizzare le coscienze di qualcuno.
Nel frattempo, la famiglia della vittima si è detta “disgustata” da questa scelta di ignorare l’aggravante della premeditazione. Come darle torto? Sarebbe bello se almeno i giudici mostrassero un po’ di coerenza. Ma no, hanno anche detto “no” alla richiesta della difesa di accedere alla giustizia riparativa. Motivo? Impagnatiello non avrebbe ancora elaborato una reale consapevolezza del proprio gesto né avrebbe intrapreso un percorso autentico di responsabilizzazione. Insomma, non è pronto per le coccole giudiziarie.
Il verdetto finale è atteso per oggi, ma ormai questa lunga saga giudiziaria sembra più una barzelletta da tribunale che un processo serio. Nel frattempo, a riflettere sulla giustizia italiana resta solo l’amaro in bocca.



