Il sipario si è finalmente chiuso martedì 7 aprile sull’affascinante “percorso partecipativo” intitolato “Immaginiamo insieme il futuro della piscina Argelati”. Questo gioiello milanese, situato nell’ineffabile quartiere dei Navigli, sarà protagonista di un piano di riqualificazione degno delle migliori sceneggiature da fiction. Ovviamente, tutto è stato promosso dal Comune di Milano e affidato abilmente alla gestione di From Collective, con l’obiettivo (che potrebbe essere definito “ambizioso”, se non fosse ridicolo) di orientare il destino della gloriosa piscina.”
Per rendere il processo quanto più democratico possibile, sono stati sfoderati oltre 450 questionari online – perché nulla dice “partecipazione” come compilare decine di questionari – e 23 interviste qualitative con “stakeholder” ed esperti, giusto per dare un po’ di peso intellettuale alla faccenda. Non manca il contributo cartaceo, centinaia di quelli, oltre a dossier realizzati da varie associazioni del territorio, da quelle teatrali a quelle musicali. Così, tra un’opinione e un’altra, sembra che ci sia stato un coinvolgimento di più di 500 persone, molte delle quali vivono a due passi dalla piscina.
Il 14 marzo è andato in scena un open day per permettere a cittadini e associazioni di contemplare da vicino lo stato attuale della piscina, una location che ormai evoca più nostalgia che freschezza. Insomma, un percorso “multicanale”, come adorano dire i burocrati, che ha pescato soprattutto residenti tra i 35 e i 54 anni, evidentemente i più o meno coinvolti nella sopravvivenza del quartiere.
Tutte queste preziose opinioni non andranno in soffitta: confluiranno nel cosiddetto Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP) che, immancabilmente, sarà il manuale per i progettisti del prossimo concorso internazionale designato a far rinascere la piscina (con un progetto vincente atteso – non si sa mai – per il 2027).
La base su cui si poggia questa epopea progettuale è il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali, redatto dal Comune, che propone come soluzione geniale quella di un centro sportivo utilizzabile tutto l’anno, grazie a una copertura mobile sulle piscine: la trovata del secolo, tanto che nessuno ci aveva mai pensato prima.
Prezzi accessibili? Aperture serali? E perché no…
Dal tesoro di contributi raccolti emerge una visione unitaria, quasi commovente: una piscina pubblica che sia inclusiva, accessibile e, mi raccomando, non costosa. Un luogo dove il lido e la cultura sportiva convivano armoniosamente con una “profonda funzione sociale”. Tradotto: giovani e anziani devono poter usufruire di orari flessibili – apertura serale inclusa – che facilitino la vita di tutti. Fantastiche idee come attività legate alla salute, benessere, educazione all’acqua e sport per scuole si mescolano a spazi lasciati a disposizione del teatro e della musica. Perché d’altronde, a Milano, la piscina dovrebbe essere anche un palcoscenico.
Un’oasi verde? Finalmente forse sì… ma senza esagerare
Ah, lo spazio esterno. Quel “piccolo dettaglio” che molti sembrano aver ignorato finora. Oggi è tra gli aspetti più critici della piscina, e ovviamente i cittadini hanno chiesto a gran voce aree verdi, ombra, spazi per socializzare e, soprattutto, accessibilità pedonale e ciclabile. Giusto perché un centro sportivo è sicuramente più “inclusivo” se la gente riesce a raggiungerlo senza piegarsi in nodi contorti. Ironia a parte, questa richiesta è stata trattata come una sorta di miracolo annunciato.
Rifacimento firmato “architetto Arrighetti”: per la gloria e per la memoria collettiva
La riqualificazione della piscina Argelati non è soltanto un’operazione di restauro, ma un tentativo di costruire un modello di spazio pubblico “moderno” che coniughi sport, socialità e – come ciliegina sulla torta – qualità urbana. Il tutto rispettando – come se fosse possibile ignorarlo – il disegno originale firmato dall’architetto Arrigo Arrighetti. Peccato che il progressivo deterioramento strutturale avesse obbligato alla chiusura del centro nel 2022.
Per rimediare, il Comune di Milano ha deciso di investire la bellezza di 28 milioni di euro di soldi pubblici. Soldi spesi per risanare la struttura, mettere la copertura mobile sulle vasche, sistemare gli spazi esterni e, ciliegina sulla torta, migliorare la connessione con il resto del quartiere. Un investimento ciclopico che speriamo non rimanga bloccato nei meandri dei ritardi burocratici.
Da un “pezzetto di memoria collettiva” a un progetto da manuale
Gli assessori competenti – Martina Riva per lo sport, Gaia Romani per la partecipazione, Emmanuel Conte per il bilancio e Marco Mazzei per lo spazio pubblico – non hanno esitato a ricordarci quanto la piscina Argelati sia più di un impianto sportivo. È un “pezzo di città e di memoria collettiva” e per questo motivo, hanno affermato con ampia solennità, hanno deciso di ascoltare centinaia di cittadini, associazioni e realtà locali.
Il risultato? Una “direzione chiara”: una piscina pubblica, accessibile, inclusiva e viva tutto l’anno. Il prossimo passo – sempre nelle loro parole – sarà tradurre questa visione in un progetto degno della storia gloriosa dell’Argelati e, naturalmente, delle ambizioni di Milano. Attendiamo con trepidazione.



