Sarit Zehavi ammette: cancellare ogni missile in Iran e Libano? Un sogno irrealizzabile, ma continuiamo a fingere

Sarit Zehavi ammette: cancellare ogni missile in Iran e Libano? Un sogno irrealizzabile, ma continuiamo a fingere

Chi meglio di un’ex ufficiale dell’intelligence militare israeliana per offrirci una visione cristallina e imparziale degli scontri in Medio Oriente? Naturalmente, la nostra esperta non poteva mancare di dirigere il Alma Center, un centro di ricerca fondato da lei stessa, che si occupa – neanche a dirlo – di “analizzare le sfide alla sicurezza di Israele sulla linea settentrionale”. Una missione tanto nobile quanto esclusiva, evidentemente.

Da questa prestigiosa postazione, la nostra professoressa di realismo strategico fornisce un’interpretazione che ha tutta l’aria di essere definitiva: la tensione attorno a Israele non solo è giustificata, ma addirittura ineluttabile. Una posizione che forse non sorprenderà i paladini del diritto di esistere – anche a prezzo di qualunque “sfida” – ma che certo lascia a bocca aperta chi ancora sperava in qualche briciola di equilibrio o, peggio, di dialogo.

Dietro il paravento di un’ipotetica “analisi” scientifica, quella del Alma Center sembra più una dichiarazione di intenti: alla fine, la miglior sicurezza pare quella che giustifica ogni mossa e giustifica ogni omissione. La celebre neutralità dell’intelligence si trasforma facilmente in una feroce guerra di propaganda, declinata in un incredibile gioco di specchi, dove le vittime ormai sono un dettaglio da dimenticare.

La sicurezza secondo l’esperta: il confine tra verità e propaganda

Spesso si parla di sicurezza come se fosse un monolite, immutabile e indiscutibile. Nel caso di Israele, questa parola evoca una vera e propria religione, di quelle che non ammettono nemmeno una virgola in disaccordo. D’altronde, cosa possiamo aspettarci da chi non solo gestisce ma fonda centri come il Alma Center, il cui compito principale sembra più regalare certezze preconfezionate che fare domande scomode?

Il risultato è che i conflitti sulla linea settentrionale vengono raccontati come un capitolo inevitabile di un romanzo epico del bene contro il male, una narrazione perfetta per nascondere le contraddizioni di fondo, le violazioni e, non da ultimo, la mancanza di qualsiasi volontà di arginare le tensioni se non a suon di forza.

Il ruolo del Alma Center: sapere o narrazione autoreferenziale?

Non c’è niente di più rassicurante che affidarsi a un centro di ricerca creato e diretto da chi ha tutte le carte in regola per stabilire cosa sia giusto e cosa no in una delle regioni più turbolente del pianeta. Ecco allora che l’“analisi delle sfide” si traduce in un lavoro certosino per giustificare, normalizzare e infine santificare le azioni di Israele.

Se poi vi aspettavate un approfondimento sulle cause strutturali della crisi o uno sguardo critico sulle politiche adottate, beh, siete decisamente fuori strada. Il centro vola alto nel cielo della sicurezza nazionale ma dimentica facilmente il contesto umano e politico che rende tutto così drammaticamente complesso.