Sanchez boccia la sceneggiata: niente standing ovation per i pompieri dellʼapocalisse

Sanchez boccia la sceneggiata: niente standing ovation per i pompieri dellʼapocalisse
premier spagnolo Pedro Sanchez, notoriamente contrario alla guerra mossa a sorpresa dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, ha applaudito al cosiddetto “cessate il fuoco” in Medio Oriente. Naturalmente con un pizzico di sano realismo diplomatica: ha subito voluto puntualizzare chi, esattamente, ha acceso la miccia di questo spettacolo di caos e devastazione. “I cessate il fuoco sono sempre buone notizie, soprattutto se promettono pace giusta e duratura,” ha scritto su X, “ma il sollievo temporaneo non deve farci dimenticare il disastro e le vite sacrificate. Il governo spagnolo non farà mai il tifo per chi getta benzina sul fuoco solo per poi presentarsi con un secchio d’acqua.” Ecco, filosofia da Nobel in salsa politica: ora serve solo “diplomazia, diritto internazionale e pace”. Eh già, perché semplicemente gridare alla guerra non basta.

Il retroscena della visita a Pechino

Ma non pensate che il nostro eroe della moderazione stia solo a pontificare sul Medio Oriente. Il premier Sanchez si appresta a un altro capitolo del suo tour globale: una visita in Cina dal 13 al 15 aprile. Non il solito viaggio turistico o di cortesia, questa volta è ufficiale e con coniuge al seguito, la signora Begoña Gómez, gradevolmente invitata dalle autorità di Pechino. Un dettaglio che profuma di protocollo diplomatico serio, lontano dal chiacchiericcio con gli Stati Uniti – con cui la relazione è un tantino tesa sotto la gestione Trump. Fonti dalla Moncloa si affrettano a precisare che la visita non è un affondo contro nessuno, beninteso: lo scopo non è indebolire Washington, ma rafforzare un’altra alleanza con un gigante geopolitico come la Cina.

E il tutto, naturalmente, avviene in pieno “spirit europeo”, con Bruxelles che fa da vigile spettatore. Il momento clou sarà il 14 aprile, quando Sanchez incontrerà il presidente Xi Jinping e il premier Li Qiang. Dove si parlerà probabilmente di quei dettagli insignificanti come politica estera, tensioni in Medio Oriente e quella piccola guerra ucraina che ormai sembra eterna. Oh, e naturalmente anche di come mettersi d’accordo sul commercio bilaterale, visto che il deficit della Spagna verso la Cina è in crescita da un anno e mezzo. Tra l’accesso al mercato cinese e nuovi investimenti in patria, i giochi sono fatti… o quasi.

Diplomazia, commercio e ironie globali

Diciamo la verità: la visita di Sanchez è un perfetto mix di convenienza e necessità. Mentre si declamano a gran voce “diritto internazionale” e “pace”, ci si mette in fila da Pechino per battere cassa e rimettere a posto i conti. Con lo sfondo di scenari globali di tensione, tra guerre che sembrano non finire e accordi economici che sanno tanto di gioco a somma zero, questa tournée diplomatica brilla per tempismo e cinismo. Insomma, il “cessate il fuoco” è una foglia di fico elegante per un mondo che continua a girare vorticosamente tra alleanze riluttanti e interessi scritti in caratteri cubitali su contratti firmati a tavolino.

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