Comune celebra più di 38mila vittime supportate come se fosse un record da sbandierare

Comune celebra più di 38mila vittime supportate come se fosse un record da sbandierare

Ah, il lontano 1986, quando a Milano nacque la leggendaria Casa delle donne maltrattate, alias Cadmi. Il primo centro antiviolenza in Italia, mica pizza e fichi. Sono passati ben quarant’anni e, manco a dirlo, per festeggiare questa pietra miliare dell’impegno civile, l’associazione si lancia in un’indagine qualitativa sull’impatto del suo operato. Non solo nelle aule sorde delle istituzioni, ma anche tra le aziende e in ogni anfratto della società. Insomma, nessuno escluso.

Ovviamente, i risultati di questa prestigiosa indagine non potevano passare sotto silenzio. Il grande evento è fissato per il 16 aprile nella pomposa Sala Alessi di Palazzo Marino, con tanto di patrocinio del Comune di Milano. Sarà un tripudio di paroloni e interventi: dalla delegata alle Pari opportunità di genere Elena Lattuada, passando per la presidente di D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) e coordinatrice generale di Cadmi, Cristina Carelli, fino alla giornalista femminista dei dati Donata Columbro, rigorosamente senza numeri avanzati. Ci sarà pure Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, perché senza giudici niente festa.

A fare da valvola di sfogo e moderatrice, la giornalista di SkyTG24 Roberta Giuli, mentre il sindaco Giuseppe Sala si riserverà il dovere di fare i saluti finali e lamentarsi di qualche “problemino tecnico”. Ah, e prima che lo dimentichiamo: l’evento è gratuito, ma vi toccherà prenotare. Perché se si risparmia sul biglietto, bisogna mettere almeno un ostacolo digitale.

E se siete tra quelli che si chiedono cosa sia successo in questi 40 anni, beh, preparatevi a un’epopea di lotte, rivelazioni e improbabili passi avanti. Dai tempi eroici in cui il gruppo di donne fondatrici finalmente ebbe il coraggio di nominare la violenza maschile contro le donne, fino alle battaglie più “attuali”, che continuano con lo stesso piglio, o giù di lì. Questa celebrazione di autocelebrazione sarà solo l’inizio di un lungo cammino, che si concluderà in novembre con la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, perché, si sa, se non ne parli a ripetizione, poi la gente si dimentica.

Per dare un’idea del “fantastico” risultato, Cadmi ha assistito – rullo di tamburi – oltre 38mila donne. In pratica, una piccola città femminile potrebbe nascere con tutte le vittime accolte e aiutate in questi decenni. Nel 1991, per fare le cose in grande e con discrezione, fu inaugurata la prima casa segreta, sapete, quelle con la porta blindata che nessuno può trovare, nemmeno la polizia. Da allora, più di 800 progetti di ospitalità per donne in pericolo hanno visto la luce. Non male, eh?

Un anniversario tra gloria e retorica

Non c’è dubbio: i quarant’anni di Cadmi sono un’occasione perfetta per ripassare la storia della lotta contro la violenza di genere in Italia, ma anche per mettere in scena un festeggiamento che si nutre di dati, testimonianze e – immancabilmente – buone intenzioni. Peccato solo che le battaglie siano ancora lì da affrontare, con la stessa urgenza di sempre, e che molto spesso la retorica finisca per nascondere più che svelare.

Sarà interessante vedere se in queste celebrazioni si affronterà anche la realtà più amara: quante di queste 38mila donne sono davvero uscite dal tunnel dell’incubo? Quante hanno trovato un’effettiva autonomia? Oppure se questo 40° anniversario resterà solo l’ennesima occasione per mettere una toppa alla coscienza collettiva con qualche bella conferenza, qualche dato lanciato in aria e una manciata di applausi… rigorosamente prenotati.

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