È tutto pronto per la grande attesa della prima puntata della nuova stagione di Belve, quel gioiellino televisivo targato Rai e condotto dall’inarrestabile Francesca Fagnani, in arrivo questa sera, 7 aprile. Per chi ancora non lo sapesse, il format consiste nell’inquietare volti più o meno noti sottoponendoli a un’intervista che, parola dell’autrice, dovrebbe sciogliere ogni dubbio sull’anima nascosta degli ospiti. E proprio mentre si svelano i protagonisti sotto il fuoco incrociato delle domande di Fagnani, spunta un’indiscrezione che profuma di polemica: secondo L’Espresso, tra gli intervistati potrebbe esserci anche Shiva, il trapper milanese il cui vero nome è Andrea Arrigoni. Naturalmente nessuna conferma ufficiale, ma indovinate un po’? L’ipotesi galleggia bene nel mare delle probabilità.
Questo nostro Shiva nazionale, reduce da una vicenda giudiziaria degna di una serie Netflix, iniziata nel 2023 con la famigerata sparatoria a Settimo Milanese e conclusasi solamente di recente con una decurtazione della pena e un discreto obbligo di firma, è proprio uno degli ospiti che farebbe scintille nella scoppiettante nuova stagione di Belve.
Shiva e il suo flair con la giustizia
Classe 1999, il nostro trapper dalla doppia vita artistica e giudiziaria è considerato tra i nomi più in vista della trap italiana degli ultimi anni. Quella stessa carriera che sembrava destinata a un’ascesa vertiginosa ha invece colto una brusca, e quanto mai teatrale, frenata nell’ottobre del 2023. In quell’occasione, infatti, Shiva è stato brioso protagonista di un episodio che ha subito decorato la cronaca nera: è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio, un bel biglietto da visita.
La narrazione ufficiale della sparatoria racconta di un can-can davanti alla sua casa discografica, sempre a Settimo Milanese, dove il rapper ha reagito sparando alle gambe di due membri di una gang rivale. Tanto basta per far accendere riflettori e microfoni, trasformando la sua vita in una galleria di giorni in custodia cautelare che, con un tocco di grazia temporale, dal 2024 si è ridotta ad arresti domiciliari e poi a un più domestico obbligo di firma. La pena originaria, un mastodontico sei anni e mezzo, si è magicamente ridimensionata nei mesi recenti.
Ecco servito il perfetto ospite per Belve, dove la padrona di casa promette di scovare ogni frammento di verità. Ci chiediamo solo se l’occasione sarà una riflessione surreale sulla convivenza tra arte e codice penale o un tripudio di retorica a suon di domande taglienti. Nell’attesa, possiamo solo applaudire l’intelligenza del palinsesto Rai che, sul solco della sensibilità giornalistica, sceglie di mettere sotto i riflettori uno che difficilmente passa inosservato, anche quando l’attenzione è invece quella delle forze dell’ordine.



