L’investitore attivista Pershing Square ha annunciato martedì l’intenzione di acquistare la Universal Music Group con un’operazione in contanti e azioni valutata circa 55,8 miliardi di euro (64,4 miliardi di dollari). Perché accontentarsi di meno quando si può spremere un colosso da quasi 56 miliardi? Ah, la grazia della finanza moderna.
Secondo i termini del piano, gli azionisti otterrebbero un totale di 9,4 miliardi di euro in contanti e 0,77 azioni di una nuova società per ogni azione UMG posseduta. Tradotto in numeri meno astratti, si parla di un valore complessivo di 30,4 euro a azione, una generosissima maggiorazione del 78% rispetto al prezzo di chiusura del titolo UMG del 2 aprile. Complimenti per il premio! Nel frattempo, le azioni di UMG hanno chiuso la giornata in rialzo del 10%, dopo essere crollate del 23% da inizio anno. Chi ha detto volatilità non conosce il mondo dei giganti musicali.
Nel frattempo, uno sguardo sarcastico al grafico delle azioni UMG da inizio anno sembra più una montagna russa che un investimento stabile. Ma, in fin dei conti, chi non ama un po’ di brivido tra un contratto di cantante e un altro?
Bill Ackman, CEO di Pershing Square, si è sentito in dovere di rassicurare i fan della musica, dicendo:
“Da quando UMG è stata quotata, Sir Lucian Grainge e il management hanno fatto un lavoro eccellente nel coltivare un roster di artisti di classe mondiale e nel generare performance aziendali solide.”
Ah, l’elogio del capo! Eppure, nonostante questa ‘eccellenza’, il prezzo delle azioni fa la sua danza triste nel mercato. Ackman prosegue, sempre nella sua infinita saggezza:
“Tuttavia, il prezzo delle azioni UMG è rimasto stagnante per una serie di ragioni non legate alla performance del business musicale e, cosa fondamentale, tutte queste criticità possono essere risolte con questa transazione.”
Che rivelazioni commoventi! Come trasformare un titolo ‘underperformante’ in un gioiello brillante grazie alla bacchetta magica dell’acquisto miliardario. Ma quali sono, di grazia, queste piaghe che affliggerebbero la povera UMG?
Il nostro caro Ackman indica un bouquet di difficoltà, tra cui l’incertezza sul 18% di azioni detenute dal Gruppo Bolloré, il rinvio della quotazione americana e una comunicazione con gli azionisti da fare impallidire qualsiasi manuale di buone pratiche. In altre parole, una mischia da brivido nel paradiso degli investimenti.
Un Nuovo Capitolo di Fantasia Finanziaria
Il piano prevede la creazione di una società fusa tra UMG e Pershing Square, che farà il suo grande debutto alla New York Stock Exchange. Preparatevi: l’operazione dovrebbe chiudersi entro la fine dell’anno, perché certo, chi ha tempo da perdere quando si maneggiano decine di miliardi?
Per completare il quadro di questo affresco epico, Pershing Square ha proposto un bel restyling del consiglio di amministrazione, suggerendo niente meno che Michael Ovitz, definito come “uno dei più noti dirigenti dell’intrattenimento a livello globale,” come nuovo presidente di UMG. Insomma, meglio chiamare un supereroe del business alla guida della nave in tempesta.
In più, altre due figure collegate a Pershing Square farebbero capolino nel board, giusto per assicurare che il comando resti saldamente nelle loro mani. Ma non finisce qui: il tutto è subordinato a un nuovo contratto di lavoro e a una rinfrescata economica per Lucian Grainge, il nostro veterano CEO di UMG. Perché, si sa, i contratti milionari non devono mai mancare, soprattutto quando si parla di trasformazioni miracolose.
Ricordiamoci che UMG era stata separata dalla Vivendi francese, con il principale azionista Vincent Bolloré che mantiene un pacchetto azionario da circa 5,9 miliardi di euro. La società, che vanta artisti da platino come Lady Gaga e Taylor Swift, è stata quotata alla borsa di Euronext Amsterdam nel 2021 con una valutazione iniziale di 46 miliardi di euro. Curiosamente, martedì le azioni Vivendi e Bolloré hanno fatto un balzo su rispettivamente dell’11% e 6,3%. Evidentemente hanno apprezzato la montagna russa degli annunci miliardari.
Il magnate Ackman ha spinto da tempo per un trasferimento della quotazione primaria di UMG negli Stati Uniti, sostenendo che il titolo è sottovalutato e che il mercato europeo offre una liquidità modesta. Tradotto in parole povere: “venite in America, qua si fanno i veri affari”.
Che dire? Tra intrighi azionari, premi generosi e consigli di amministrazione da superstar, il mondo della musica sembra avere meno a che fare con la creatività e molto con le convulsioni di Wall Street. Attendiamo con ansia la prossima hit, magari qualche canzone sull’arte di spremere miliardi a ritmo di bassi profondi.



