Milano scopre il nuovo hobby della polizia locale: spendere una fortuna per taser che forse useranno mai

Milano scopre il nuovo hobby della polizia locale: spendere una fortuna per taser che forse useranno mai

Ufficialmente il “no” non è ancora scritto nero su bianco, ma sembra che la polizia locale di Milano possa tranquillamente fare a meno dei tanto sognati taser. Il tutto è cominciato con la classica pantomima burocratica: dopo una delibera di giunta di fine gennaio che aveva dato il via libera all’operazione, la pratica si è impantanata tra la commissione sicurezza e il consiglio comunale, dando vita a un’impasse epica degna di un film drammatico locale.

Il rallentamento, neanche a dirlo, è stato giustificato con la solita scusa nobile: la prudenza. Michele Albiani, presidente della commissione sicurezza nonché consigliere del PD, ha fatto sapere che “garantire la sicurezza di agenti e cittadini è essenziale”, ma che non meno importante è “evitare criticità operative” legate all’uso del taser. Tradotto: nessuna fretta, prendiamocela comoda e assicuriamoci di far passare ogni dubbio, perché d’altronde sarebbe da folli non approfondire il problema… almeno fino a quando non come tanti la storia si dimentica e si riparte da zero.

Dal canto suo, la risposta non poteva che essere velenosa: Riccardo De Corato, ex vice sindaco di centrodestra e oggi deputato di FdI, si è scagliato contro quella che definisce la “cinica ideologia” della sinistra milanese. Secondo il nostro, infatti, il ritiro potrebbe far sì che i milanesi paghino di tasca propria i circa 30mila euro spesi per acquistare i taser, quando invece, con una logica inversa ma decisamente più divertente, vorrebbe che fossero quei politici che ora ne vogliono privare la polizia locale a risarcire suon di euro.

Insomma, la città potenzialmente più pericolosa d’Italia merita sì di essere lasciata senza un potente strumento di deterrenza, a patto che la colpa gravi sui contribuenti ignari e non su chi in realtà dovrebbe essere responsabile. Ottima strategia per tenere tutti felici, o almeno così pensano loro.

Un accordo tanto delicato quanto fragile

Volendo fare un riassunto, questa situazione è nata da un delicato compromesso tra centrodestra e centrosinistra, stipulato nell’estate del 2024. Durante la discussione sull’assestamento di bilancio, i taser sono stati messi sul piatto dei negoziati in cambio del ritiro di migliaia di emendamenti che avrebbero fatto allungare a dismisura i tempi di approvazione del documento finanziario. Una vera mercanzia politica da manuale.

Ma non tutti in maggioranza erano d’accordo, ovviamente. I membri del Verdi Tommaso Gorini, Francesca Cucchiara e Carlo Monguzzi, insieme a due esponenti del PD, Alessandro Giungi e Natascia Tosoni, hanno osteggiato la sperimentazione, mentre altri si sono limitati a guardare altrove con un elegante “astensione”.

Tra l’illusione e la realtà, la sperimentazione è partita nell’agosto 2025 con sei taser in dotazione a circa cinquanta agenti, equipaggiati anche con bodycam, ma i risultati non sembrano proprio aver fatto scintille.

Il comandante e la “sperimentazione riuscita”

Nella sua relazione finale, il comandante Gianluca Mirabelli è stato notevolmente diplomatico: ha ammesso che l’arma elettrica non è mai stata realmente estratta. Ergo, non si può nemmeno contare quante volte – o se mai – la sola presenza del taser abbia contribuito a calmare situazioni potenzialmente esplosive.

Eppure, miracolosamente, la sperimentazione viene definita “riuscita”. Perché? Semplice: i protocolli operativi sono stati modificati, le tattiche sono cambiate, e soprattutto, gli agenti hanno imparato a fare le cose in modo diverso, acquisendo nuove competenze e abitudini operative. Insomma, anche se l’arma non ha sparato una sola scarica, tutto è andato per il verso giusto. È la logica italica che ci regala piccole perle di comicità involontaria.

Quindi, ricapitolando: la polizia locale di Milano potrebbe pure rinunciare a qualcosa che non ha usato, per un’arma tolta ma sperimentata senza sparare un colpo, e mentre la città si trasforma nell’ambientazione perfetta per un film noir, a decidere saranno alla fine i soliti politici attenti a non scottarsi le dita. Un bell’esempio di efficienza tutta italiana.

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