«La Luna che si osserva da quassù non ha proprio nulla a che vedere con quella che si vede dalla Terra, nemmeno con l’ausilio del miglior telescopio in circolazione. Proprio un’altra storia». È la solita storia armoniosa raccontata all’unisono dai quattro intrepidi astronauti di Artemis 2, che il 6 aprile hanno raggiunto la vetta di questo fantasmagorico viaggio. Naturalmente, l’istinto di tutti sarebbe stato quello di scendere a mettere piede sulla superficie lunare, peccato che la missione non preveda proprio questa modesta gita. Tranquilli, si tratta solo di un test fondamentale, insieme al prossimo giro in orbita terrestre, prima del gran finale di Artemis 4 previsto per il 2028. E non stiamo parlando di briciole: è la prima spedizione umana verso la Luna dopo ben 53 anni e 4 mesi di silenzio spaziale. Tutto rigorosamente in diretta streaming mondiale. Osservate il pianeta grigio attraverso i finestrini trapezoidali della nave spaziale Orion: avvicinamento, superamento, assaggio di Grande Oltre.
La spedizione lunare
Con una punta di invidiosa nostalgia, Artemis II si diverte a stracciare i record dell’insuperabile Apollo 13. A pensarci bene, è quasi uno scherzo del destino: il 1968 donava al mondo il celebre scatto Earthrise, quella straordinaria Terra che appare sullo sfondo della Luna, immortalata in bianco e nero. Oggi si naviga nella modernità della diretta streaming con i commenti live dagli esperti di Houston e dai quattro astronauti a bordo della Orion. Questi eroi dello spazio si son tenuti ben stretti un nuovo primato: il gadget ufficiale del viaggiatore più lontano dalla Terra. Eguagliata la distanza raggiunta da Apollo 13, che, oltretutto, è famosa più per i problemi tecnici e per non aver raggiunto la Luna, che per qualsiasi altra cosa: Lovell, Haise e Swigert arrivarono a 400.171 chilometri dal pianeta.
Ah, ma la modernità batte sempre la storia sul filo di lana! La Orion denominata “Integrity” ha oltrepassato quel record con una distanza da capogiro di 406.778 chilometri. Ed ecco la vera chicca: il veicolo spaziale con a bordo Reid Weiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen ha esplorato il lato nascosto del nostro satellite naturale, quello schermato da qualsiasi comunicazione radio — che, rigorosamente, è stata tagliata per ben 40 minuti. Ieri notte, alle 19 ora italiana, il record di Apollo 13 è stato superato, così che il team potesse cimentarsi nell’insolito compito di filmare entrambi i lati della Luna: quello che vediamo tutti e il lato nascosto, esplorato fino a oggi solo dalla sonda cinese tre anni fa. Dopo il passaggio di copertura, stamattina alle 7 ora italiana la Luna è stata “doppiata” e il viaggio di ritorno è iniziato, con giornata di gloria conclusiva fissata per l’11 aprile nell’oceano Pacifico.
Provate a immaginarli mentre superano il celebre record: lo specialista di missione Jeremy Hansen spezza il silenzio prese il microfono e, con un piglio da cerimoniere spaziale, dedica uno dei crateri lunari a «una persona molto cara scomparsa». «Si chiamava Carroll, era la moglie di Reid e la madre di Katie ed Ellie», confessa Hansen, mentre a bordo gli astronauti si asciugano gli occhi a fatica, perché neppure nello spazio si oserà presentare ferite senza qualche lacrima. Il comandante della missione, Reid Wiseman, ha perso la moglie nel 2020 a causa di un tumore. L’equipaggio si è stretto in un abbraccio solidale, per poi tornare a fare quel che devono fare: lavorare. Il cratere Carroll, fresca dedica, si trova vicino al cratere Glushko, «appena a nord-ovest di questo, alla stessa latitudine della nostra casa», ha aggiunto Hansen, precisando che «è una macchia luminosa sulla Luna» visibile anche da sotto la cappa terrestre. In un colpo di scena da manuale, hanno persino suggerito che un cratere senza nome ospiti il nome della loro astronave: Orion Integrity. Che cosa sono, dettagli insignificanti?



