Missione compiuta, o almeno così ci raccontano. Il Torino visto a Pisa non ha certo brillato come il miglior spettacolo dell’anno, né come il capolavoro di D’Aversa, ma hey, ha rotto la maledizione di tre sconfitte consecutive fuori casa – mica roba da poco. Tre punticini che valgono oro, specialmente per chi staziona nel limbo della salvezza, pronti a essere confermati sabato prossimo contro un altro disperato, il Verona. Così si potrebbe finalmente chiudere il capitolo panic, senza dover inventare scuse per l’ennesimo naufragio. Il nuovo coach era arrivato per questo: raccogliere punti sporchi e portarli a casa. E, sorpresa, ci è riuscito – anche se ha dovuto attendere il secondo tempo e il gol del solito “salvatore” Adams all’Arena Garibaldi.
D’Aversa ha commentato con assoluta modestia:
“Nel primo tempo non siamo riusciti ad esprimere il coraggio che voglio e loro avevano più energia – poi però siamo rientrati con l’atteggiamento giusto che ci ha permesso di portare a casa 3 punti che ci avvicinano moltissimo al nostro obiettivo. È un risultato fondamentale che ci dà grande entusiasmo, peccato solo per come abbiamo gestito la palla negli ultimi minuti, ma oggi va benissimo così.”
Che tradotto vuol dire: nel primo tempo sembravamo una squadra di dilettanti, ma poi ci siamo svegliati. Sarà mica il rischio di limitare troppo le ambizioni con mille scuse? Comunque, il 1-0 finale è quel che conta, grazie alla sacra panchina, da cui escono i suoi eroi, i cannonieri di un tempo. Adams, reduce da una stagione fisicamente tormentata, è arrivato in soccorso proprio quando serviva meno rischio. Un colpo di genio o solo il minimo sindacale?
D’Aversa ha aggiunto:
“Adams rientrava da un periodo difficile fisicamente e dopo Zapata non volevo rischiare di perderne un altro – ho sfruttato la freschezza di Kulenovic e poi le qualità del Chè. Anjorin? È andato molto bene e ha dimostrato la sua qualità, chiaro che va gestito dal punto di vista fisico, ma se entra in campo con questa determinazione non gli manca davvero nulla.”
Insomma, la freschezza la si celebra – peccato però che Kulenovic, a quanto pare, non si sia nemmeno degnato di tirare verso la porta. Ma si sa, in tempi di delusioni azzurre, sono i giovani a tenere banco, anche se nel Torino non si può certo gridare al miracolo. Occhi puntati quindi su due promettenti ragazzi dal futuro incerto, giusto per far credere che qualcosa stia cambiando davvero. Prati in campo dal primo minuto e Casadei che prende il posto del compagno a metà gara: ecco i nuovi prodigi.
D’Aversa commenta questi piccoli tesori con un pizzico di frustrazione tipica del sistema italiano:
“Cesare è una mezzala molto brava, sa giocare a calcio ma deve cercare continuità. In Italia purtroppo se non cambiamo la cultura i giovani difficilmente vengono messi in risalto.”
Un lampo di verità in un mare di mediocrità culturale calcistica. Insomma, il Torino avanza, magari lento, magari a sprazzi, ma almeno si è messo qualcosa in tasca e può guardare col fiato un po’ più regolare al futuro. Certo, restano inevitabilmente i dubbi su quanto valga un pareggio portato a casa col cuore, ma condita da un gioco da fare rimpiangere anche la pensione anticipata di qualche allenatore anziano.



