Nel teatro di questa grande commedia bellica, troviamo l’eterno scontro tra Israele e Hezbollah, quest’ultimo gentilmente finanziato e sostenuto dall’inseparabile compagno di scorribande, l’Iran. Un po’ come quei cattivi soggetti in un film d’azione che non possono fare a meno di rientrare in scena, ogni volta più carichi e con più fuoco.
Ma non è tutto rose e fiori in questa danza macabra. Nel corso dei combattimenti nel sud del Libano, un soldato israeliano ha trovato il suo destino, ricordandoci che, dietro l’ennesima escalation, ci sono vite umane dai conti tristemente brevi.
Le infrastrutture militanti sono ovviamente il bersaglio preferito, come se colpire qualche edificio potesse magicamente portare pace e stabilità in una regione che sembra essersi specializzata nell’arte dell’instabilità perpetua.
Così, mentre il fumo si alza sulle case e sulle vite dei civili, la solita storia prosegue senza soluzione di continuità, alimentata da schieramenti geopolitici che, a quanto pare, si divertono a giocare con la vita altrui come fossero pedine di un gioco da tavolo.



