Guerra in Iran: dopo l’attacco Usa e Israele, il caos che nessuno ammette in diretta

Guerra in Iran: dopo l’attacco Usa e Israele, il caos che nessuno ammette in diretta

Che sorpresa, ancora una volta gli Stati Uniti e l’Iran si danno da fare in una recita di tensione geopolitica con un pilota americano disperso dopo l’abbattimento del suo F-15E. E naturalmente il sipario non poteva aprirsi senza il solito spettacolo del presidente Donald Trump, che con un post su Truth (sì, quella piattaforma immensa di sincerità) ricorda a Teheran che hanno esattamente 48 ore per firmare un accordo o aprire lo Stretto di Hormuz, altrimenti saranno precipitati in un «inferno» made in USA. Classica diplomazia da cortile.

Ma ecco la risposta degna di un film epico: il comando militare centrale iraniano definisce l’ultimatum un atto «disperato» e rincara la dose con un secco «le porte dell’inferno si apriranno per voi». Peccato che questo teatrino abbia l’effetto collaterale di ridicolizzare la serietà delle questioni internazionali. L’illusione americana di battere la Repubblica Islamica si rivela più una palude da cui gli stessi americani rischiano di affondare, ma questo, ovviamente, non compare nei titoli dei media principali.

Il bollettino delle minacce: missili iraniani sparati verso Israele

Come se non bastasse, l’Israeli Defense Forces (IDF) ci annunciano trionfalmente l’ennesimo lancio di missili iraniani diretti verso il territorio di Israele. L’esercito, con la solita solennità da film d’azione, afferma che i sistemi di difesa sono al lavoro per intercettare questi «terroristi razzi» sparati dall’Iran. Ovviamente, come da copione, uno dei missili sarebbe caduto senza fare danni in un campo aperto. Pura formalità rassicurante, non sia mai che si ammetta una falla nel sistema di difesa.

La minaccia di guerra sul confine libanese

Non poteva mancare la solita ordinanza militare di evacuazione: Israele ha imposto l’evacuazione immediata della località di Kfar Hatta, nel sud del Libano, alla vigilia di un presunto attacco imminente. Sembra la routine di un copione scritto a tavolino per alimentare la paura e mantenere una costante tensione in una regione già affollata di dichiarazioni bellicose e scenari apocalittici annunciati.

In definitiva, mentre i leader giocano allo scaricabarile e alle minacce pirotecniche, il mondo assiste sgomento a questa pantomima che definire ripetitiva è un eufemismo. E noi restiamo qui, a contare le ore di scadenza degli ultimatum, che ovviamente – come tutti quelli prima – finiranno nel dimenticatoio politico come un abbonamento scaduto mai rinnovato.

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