Alvise Casellati sfida i coraggiosi a sopravvivere all’effetto sorpresa dell’opera al debutto

Alvise Casellati sfida i coraggiosi a sopravvivere all’effetto sorpresa dell’opera al debutto

Il direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo ci regala la sua illuminante strategia per confezionare stagioni liriche degne di nota: una miscela saporita di barocco, quel delizioso bel canto, un pizzico di verismo, un assaggio di Puccini, e – perché no? – qualche opera mai eseguita prima, giusto per mantenere alta la suspense e tappare qualche vuoto artistico. Insomma, un piatto ricco e variopinto, condito con la speranza che il pubblico non si accorga della minestra riscaldata.

Non c’è niente come la formula magica dell’equilibrio per incantare platee e critici. Barocco per gli amanti del passato dorato, bel canto per i tradizionalisti nostalgici, verismo perché il dramma non guasta mai, Puccini che profuma di Made in Italy e novità, quelle “mai viste” che servono a mostrare audacia, o forse solo a riempire il cartellone con qualcosa di sconosciuto e non reclamato. Eleganza e innovazione, un binomio infallibile, o almeno così dicono.

Naturalmente, questa sofisticata ricetta artistica non nasce dal nulla ma da un’attenta analisi di quello che il pubblico vuole, o che almeno si presume voglia. L’arte che incontra il gusto comune, mescolando generi e stili con la delicatezza di un equilibrista su una fune sottile, da cui spesso si scivola senza troppe cerimonie. Ma alla fine, chi ha detto che il teatro debba essere solo per gli intenditori?

Come se non bastasse, il direttore sottolinea con nonchalance la volontà di proporre opere “mai eseguite prima” – una nota di coraggio o semplicemente un modo alternativo per riempire il cartellone senza sorprese troppo impegnative? In un mondo dove il nuovo sembra sempre troppo rischioso per i grandi teatri, questa scelta può sembrare rivoluzionaria, o almeno un tentativo goffo di apparirlo.

Insomma, la prossima stagione al Teatro Massimo di Palermo promette di essere un mix sapientemente confezionato, capace di accontentare tutti e – miracolosamente – anche di stimolare qualche riflessione culturale. E se proprio qualche opera mai eseguita dovesse suscitare qualche gestaccio o sbadiglio di noia, si potrà sempre dire che era “arte d’avanguardia”. Che ci volete fare, il teatro è anche questo: un palcoscenico dove si recita una commedia con un pizzico di ironia involontaria.

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